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produce sapere ed esperienza e dove, grazie alla sinergia delle donne, si è costruita in anni
ed anni una cultura nuova. Alla base del lavoro dei centri ci sono alcuni punti cardine.

      Primo: parliamo di violenza di genere, quindi di violenza contro le donne da
intendersi come qualsiasi atto di violenza sessista, che produca o possa produrre danni o
sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la
coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita
privata.

      Secondo: il personale è tutto femminile, perché una donna che ha subito una
violenza da un uomo, nel momento in cui chiede aiuto, interpella nell’altro una
rappresentazione di se stessa, quindi di una persona di sesso femminile. In teoria si parla
di relazione sessuata. Il concetto di violenza contro le donne ha a che fare con le
relazioni di coppia, con le rappresentazioni sociali dei rapporti di genere e con il
potere. Dobbiamo partire da questo concetto per capire quanto è differente essere
donne o uomini nella propria professione, perché non è vero che esiste una neutralità nel
ruolo rivestito (avvocata/o, psicologa/o, ecc.).

      Terzo: la violenza alle donne è un problema strutturale e non un’emergenza, un
problema politico-culturale. Cosa significa che è un problema politico? Significa che
affrontare il problema della violenza sulle donne diventa legittimo solo in un contesto che
mette in discussione la subordinazione all’uomo di donne e bambini.

      Quarto: il rifiuto dell’atteggiamento di responsabilizzazione o colpevolizzazione delle
donne.

      Infine, tali centri non lavorano mai con il maltrattante: la violenza contro le donne
è una violazione dei diritti umani, un crimine e lo affrontano come tale, quindi lavorano
solo con chi la subisce e mai, in nessun caso, con il maltrattante.

      Per la metodologia si parte dalla considerazione che il Centro Antiviolenza è un
luogo di transito verso l’autonomia, un luogo per sottrarsi alla violenza, è un luogo di
avvicinamento alla libertà. Questo concetto implica il superamento di approcci tecnici
standardizzati e aprioristici, a favore di un metodo che parte dal dare credito al racconto
di chi soffre e dalla fiducia costruita nella relazione.

      Le donne che subiscono violenza, la violenza stessa e le sue conseguenze, così come
i sintomi, non possono essere considerate un oggetto a cui sovrapporre le professionalità.
L’operatrice, la psicologa, la legale, varcando la porta del Centro sono capaci di spogliarsi

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