Page 155 - Quaderno 4-2016
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rappresentazione stereotipata è fondamentale, tra le varie indicazioni, ci sono quelle che
riguardano media e informazione sia nella Convenzione di Istanbul (art. 17) che nelle
Raccomandazioni Cedaw all’Italia e nelle Raccomandazioni della Special Rapporteur
dell’Onu, Rashida Manjoo. Riflettere su come tali indicazioni siano applicabili nel nostro
Paese a giornali, telegiornali, speciali e programmi d’informazione tramite stampa, tv e
web, è allora tra le priorità: non solo perché l’informazione influenza in maniera diretta
come fosse “super partes” - a differenza di fiction o pubblicità - ma perché
un’informazione non corretta, può procurare distorsioni con gravi ripercussioni nella vita
delle persone. Citando il “Rapporto Ombra” della “Piattaforma Cedaw” (New York,
2011): “I media spesso presentano gli autori di femmicidio come vittime di raptus e follia
omicida, ingenerando nell’opinione pubblica la falsa idea che i femmicidi vengano
perlopiù commessi da persone portatrici di disagi psicologici o preda di attacchi di
aggressività improvvisa. Al contrario, negli ultimi cinque anni meno del dieci per cento di
femmicidi è stato commesso a causa di patologie psichiatriche o altre forme di malattie e
meno del dieci per cento dei è stato commesso per liti legate a problemi economici o
lavorativi”. Fatti di cronaca presentati come isolati, che spesso trasformano la donna in
offender e insinuano il dubbio che se la sia cercata, minimizzando il reato. Ma chi
informa deve essere informato e non può prescindere da una preparazione adeguata. Ma
allora perché la sottovalutazione della violenza contro le donne, persiste?
Di femminicidio, oggi, se ne parla sui giornali, in tv, sul web, ma spesso il
meccanismo è strumentale e tratta questa violenza come un passe-partout che fa notizia e
su cui anche chi non ha competenze, può avventurarsi. Un pericolo, perché il
pregiudizio della discriminazione di genere permane nella testa, e si riflette nel sostegno
a una cultura che in ambito giudiziario trova ancora donne non credute. Donne che nel
loro accesso alla giustizia sono rivittimizzate. Per questo, se i media sostengono tale
sottovalutazione, sostengono anche la rivittimizzazione, giustificandola in ambito
pubblico in una pericolosa connivenza. Pubblicare articoli negazionisti, insinuare il
dubbio che forse la donna o la ragazza se la sia andata a cercare, concentrarsi sulla vita
intima della donna, mettendo in primo piano le attenuanti per l’offender, e lasciare che
giornalisti privi di strumenti appropriati ne diano informazione, sono elementi chiave per
una vittimizzazione secondaria attraverso i media. Un terreno scivoloso in un contesto
culturale, come quello italiano, dove l’idea che continua a passare è che un certo tipo di
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