Page 160 - Quaderno 4-2016
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terapeuta di ignorare le sue lamentele e di adottare tecniche per forzare il bambino a
vedere il padre, come per esempio dirgli che la madre andrà in prigione finché lui non
si deciderà ad incontrare il padre. Tale sindrome non è provata da alcuna ricerca
scientifica, non è mai stata integrata nelle varie edizioni dei DSM e l’associazione degli
psicologi americani mette in guardia gli psicologi forensi dall’utilizzarla. In Italia però si
fanno ancora molte diagnosi di PAS.
Chi sono le donne che si rivolgono al centro? Nel novantasette per cento dei casi
si tratta di donne che hanno subito violenza in famiglia dal proprio partner o ex, e sono
donne che hanno subito violenza fisica, psicologica, economica, sessuale o stalking.
Provengono da tutte le classi sociali e con differenti livelli di istruzione e molte hanno
un lavoro, mentre altre lo avevano ma sono state costrette a lasciarlo perché il proprio
partner non le permetteva di andarci. Tuttavia c’è da chiarire una volta per tutte che
anche l’indipendenza economica delle donne non costituisce una garanzia di libertà dalla
violenza, vi sono meccanismi psicologici e culturali complessi per cui una donna rimane
con il partner violento.
E chi è il maltrattante? Il maltrattante è un uomo normale, con una vita sociale e
relazionale normale, nel novantanove per cento dei casi con un lavoro. L’uomo violento
per sfuggire alle sue responsabilità, tenta con qualunque mezzo di favorire il silenzio
della donna ma se non riesce ad ottenerlo attacca la credibilità della stessa: è pazza, non
è vero, si è inventata tutto, mi vuole rovinare perché le ho detto che non la amo più, ecc.
Nel centro si svolgono attività di formazione, prevenzione e sensibilizzazione, ma
anche gruppi di auto e mutuo aiuto, interventi per le donne migranti, consulenza legale,
orientamento e accompagnamento al lavoro, attività di rete, raccolta ed elaborazione dati,
raccolta di materiale in tema di violenza. Mentre le figure professionali presenti sono
l’operatrice di accoglienza, la psicologa, l’assistente sociale, la collaboratrice
amministrativa, educatrici per le bambine/i, legali, ricercatrici/documentariste, progettiste
e formatrici (alcune figure sono volontarie altre hanno regolari rapporti di lavoro).
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