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Le finalità di questo doppio sistema concessione-autorizzazioni sono diverse: infatti la

            concessione  consente di oltrepassare  la  riserva  statale in  materia di  giochi,  mentre
            l’autorizzazione assicura la sussistenza dei requisiti di affidabilità rilevanti ai fini della tutela

            dell’ordine pubblico . Dunque  tirando le fila del discorso e avendo riguardo a un
                                  89
            inquadramento storico-normativo del sistema  italiano di regolazione  del mercato di giochi e

            scommesse, possiamo idealmente descrivere le diverse policies suddividendole in tre grandi fasi:
            un primo momento (tra il 1889 e il 1992) che corrisponde alla concezione politica del gioco

            d’azzardo come un disvalore etico, e quindi come una questione attinente al mantenimento

            dell’ordine interno e al controllo  sociale  della  “sicurezza”, oggetto di severe prescrizioni

            repressive, culminate nelle disposizioni a riguardo contenute nel T.U.L.P.S. e nel codice penale;
            un secondo periodo (tra il 1992 e il 2003) caratterizzato da un mutamento di  prospettiva

            causato dalla imperversante  crisi valutaria, in cui il gioco d’azzardo si avvia ad essere

            considerato come una importante leva fiscale, una fonte notevole di entrate tributarie e quindi
            come uno degli strumenti a disposizione dello Stato per contribuire alla riduzione del debito

            pubblico. Tuttavia, pur prevedendo un ampliamento dell’offerta di gioco, e quindi di entrate

            tributarie, il gioco d’azzardo continua ad essere percepito in questo frangente come disvalore e

            come fenomeno socialmente riprovevole; infine la terza fase  (dal 2003 sino ad  oggi)

            caratterizzata da un cambiamento di  obiettivo del decisore pubblico: oltre a incrementare le
            entrate fiscali, sono state poste le fondamenta per l’organizzazione del gioco d’azzardo come

            vero e proprio settore economico. In tale periodo si colloca la trasformazione dei Monopoli di

            Stato, attraverso la creazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), dotata di poteri
            di gestione, regolazione, programmazione, strategia di mercato. Infine con l’emanazione delle

            norme più recenti il legislatore non  si è proposto  come nelle discipline sopra indicate  di

            riformare e ammodernare il sistema delle concessioni e la filiera di gioco. Piuttosto ha rivolto

            l’attenzione  su problematiche emergenti quali la tutela del consumatore-giocatore e la
            prevenzione della ludopatia (vedi infra par. 3.2).



            1.4  (segue) La disciplina delle case da gioco: un’anomalia legislativa

                  Per completare il quadro è doveroso fare almeno dei cenni al caso a parte rappresentato
            dalle case da gioco. Le autorizzazioni all’esercizio dell’attività di organizzazione professionale di

            giochi d’azzardo infatti, si contraddistinguono per il carattere derogatorio e del tutto



            89   F. MATALUNI, La disciplina italiana in materia di giochi e scommesse, in G. Fidone, A. Linguti, La disciplina dei
               giochi, in ITALIA TRA MONOPOLIO PUBBLICO E MERCATO, Giuffrè, Milano, 2013., p. 84.

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