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Circa il quantum del danno, la Corte lo ha calcolato con riferimento alla spesa sostenuta

            dall’Arma per lo svolgimento dell’attività investigativa disposta per accertare la responsabilità
            dei convenuti. In via equitativa, la somma a titolo di risarcimento è stata tuttavia ridotta “tenuto

            conto della esiguità del vantaggio economico  conseguito dai convenuti, della loro posizione

            all’interno della struttura organizzativa dell’Arma dei Carabinieri, nonché del loro rispettivo li-

            vello retributivo”.
                  Altra vicenda è quella giudicata dalla sezione giurisdizionale emiliana ed inerente illecite

            condotte di un Comandante provinciale della medesima regione. Quest’ultimo è stato ritenuto

            responsabile di danno patrimoniale, per essersi appropriato di una somma che era stata raccolta

            dai militari del Comando Provinciale per la vendita di “crest” riproducenti il logo del Comando
            stesso. Aveva altresì provocato un danno da disservizio derivato dall’utilizzo del carburante e

            dal pagamento dei pedaggi autostradali per l’effettuazione di viaggi d’ufficio con autovetture

            d’ufficio e personale militare e di  danno all’immagine dell’Amministrazione di appartenenza,
            non solo per i succitati motivi, ma, altresì, per l’illecita acquisizione della fornitura di mobili

            d’ufficio e l’appropriazione di beni mobili (nella fattispecie, un armadio e una lampada). Sfrut-

            tando la sua posizione di Comandate Provinciale, infatti, il soggetto aveva ottenuto, con indebi-

            te pressioni e minacce, la fornitura di mobili per il proprio ufficio per un valore molto superiore

            a quello effettivamente autorizzato e corrisposto dal Comando Legione.
                  Si legge nella motivazione che, secondo il costante e consolidato orientamento della Cor-

            te, il danno all’immagine, in base al principio di immedesimazione organica, porta sempre ad

            identificare l’amministrazione con il  soggetto che per essa ha agito, così da ricondurre
            all’amministrazione  stessa tanto  gli sviluppi  concreti di reale attuazione dei valori di legalità,

            buon andamento ed imparzialità, quanto i corrispondenti, opposti disvalori legati alle forme più

            gravi di illecito amministrativo - contabile, con evidente discredito delle istituzioni pubbliche. Il

            danno in parola, inoltre, non investe soltanto i rapporti (privati) tra l’autore dell’illecito e i citta-
            dini con i quali ha avuto contatti, ma il più ampio e diverso rapporto che lega l’intera comunità

            degli amministrati alle istituzioni per le quali il dipendente medesimo ha agito.

                  Il danno all’immagine (nella specie, quella dell’Arma dei Carabinieri) per la Corte è desu-

            mibile dalla reale e concreta offensività del fatto illecito, qualificato dalla posizione gerarchica di
            carattere apicale del suo autore, dalla gravità delle pressioni ambientali esercitate in forza della

            medesima posizione, e dalla lesione della aspettativa, intestata non solo alla collettività, ma an-

            che alla comunità dei colleghi, del ligio ed orgoglioso adempimento delle funzioni esercitate con

            limpidezza ed imparzialità nell’interesse esclusivo della legge e del cittadino, con la consapevo-

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