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Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, la Corte dei Conti ha applicato, anche per

            gli appartenenti all’amministrazione militare, i principi generali caratterizzanti la responsabilità
            amministrativa dei pubblici dipendenti. In quest’ambito, però, non si può non notare come le

            amministrazioni militari abbiano, proprio in virtù delle loro specificità funzionali, un sistema

            normativo e regolamentare peculiari, ancorché inclusi nel complessivo ordinamento giuridico

            dei pubblici dipendenti.  Proprio alla luce di ciò, in molte sentenze sul danno all’immagine
            dell’amministrazione militare, i giudici contabili hanno presupposto che, a causa del comporta-

            mento del soggetto, l’amministrazione abbia subito una  significativa lesione a causa dell’alto

            prestigio e dell’ampio valore che occupa nella comunità civile. Molte decisioni sono state assun-

            te, infatti, nonostante la Procura contabile non abbia offerto la prova delle spese sostenute dalle
            amministrazioni per il ripristino dell’immagine compromessa dalla condotta illecita dei propri

            dipendenti, configurando il danno in re ipsa all’illecito .
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                  Ad ogni modo, nella valutazione e nella quantificazione del danno si deve tener conto an-
            che del fatto che il ripristino della lesa estimazione, ovvero il recupero dell’immagine, appare

            più oneroso per le amministrazioni militari, sia sotto l’aspetto organizzativo-amministrativo ge-

            nerale, sia sotto l’aspetto gestionale del personale. Una condotta antigiuridica, infatti, determina

            significativi riflessi di natura psicologica e motivazionale nei confronti dei colleghi (con senti-

            menti e valutazioni diversi a seconda che si tratti di subordinato, parigrado ovvero sovraordina-
            to) che dovranno continuare ad operare con immutato spirito di servizio e di abnegazione. Ol-

            tre a ciò, come abbiamo in più sedi ribadito, l’attuazione di una condotta antigiuridica da parte

            di un militare cagiona un più ampio discredito all’istituzione pubblica, andando ad intaccare in
            maniera profonda quel sentimento di fiducia e di considerazione che generalmente la comunità

            civile ha nei confronti delle Forze Armate e di polizia.

                  La responsabilità per danno all’immagine  dell’amministrazione militare, peraltro, viene

            tendenzialmente valutata con maggiore rigore in considerazione del dovere di fedeltà qualificata
            discendente dall’art. 54 secondo comma della Costituzione, ove si afferma che “i cittadini cui sono



            177   Ancorché con tali arresti ci si uniformi ad una recente giurisprudenza contabile, non da tutti condivisa, appare
               indubitabile che tali decisioni siano favorite per le strutture statuali come quelle militari.
               Emblematico a tal proposito è il caso giudicato dalla Corte dei Conti, sez. giurisdizionale Veneto, con senten-
               za n. 432 del 29 maggio 2009, con la quale è stato affermato sussistente il danno all’immagine della Pubblica
               Amministrazione a fronte della detenzione e cessione a terzi da parte di un finanziere di sostanze stupefacen-
               ti, ancorché la vicenda avesse già comportato sanzione disciplinare espulsiva e la condanna penale.
               Stesso principio è stato applicato dalla Corte dei Conti, Sez. I, con sentenza , n. 305/A del 12 settembre 2002,
               n. 305/A ove si è affermato che alla collusione di militari della Guardia di Finanza in fatti di contrabbando,
               realizzabile anche mediante omissioni oltre che mediante una condotta commissiva, vanno ricondotti sia i
               danni corrispondenti alle imposte evase  che i danni per lesione dei beni immateriali della reputazione e
               dell’estimazione dell’amministrazione finanziaria.

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