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Per tutti questi soggetti, il tempo è un elemento fondamentale per avere chiarezza
circa l’esistenza di una condicio sine qua non per l’emissione di un provvedimento
definitivo2. Il d.P.R. n. 252/1998 ha rappresentato, fra le altre, la soluzione normativa più
duratura. Tuttavia nell’arco dei quattordici anni di vigenza si sono evidenziati diversi
limiti, soprattutto in riferimento alla completezza della disciplina. Infatti dal 2005, le
previsioni del d.P.R. n. 252/1998 sono state affiancate e completate dalle fonti di rango
amministrativo emanate dal Comitato di coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle
Grandi Opere (CCASGO), istituito presso il Ministero dell’Interno dal d.m. 14 marzo del
2003. Il Comitato costituisce il vertice di una rete di monitoraggio, composta da
amministrazioni statali, uffici giudiziari ed enti locali, che vede i suoi terminali periferici
nei Prefetti i quali, a loro volta, si avvalgono dei Gruppi Interforze per le attività operative
e di analisi. L’attività di questa rete di monitoraggio si è concentrata sulle realizzazione di
grandi opere pubbliche e si è svolta secondo direttive emanate dallo stesso Comitato. È da
notare come tali direttive, denominate Linee guida, indicavano l’importanza di alcuni
strumenti operativi la cui utilizzazione restava condizionata alla stipula di apposite intese
con le amministrazioni aggiudicatrici, mentre altri strumenti, primo tra tutti l’accesso ai
cantieri di esecuzione degli appalti pubblici, venivano a trovare una loro autonoma fonte
in circolari anche a carattere operativo. Questo limite venne superato da una serie di
provvedimenti emanati a cavallo tra il 2009 ed il 2010 che hanno implicato anche una
trasformazione del ruolo del Comitato. Gli ingenti investimenti previsti per la
ricostruzione delle località colpite dal sisma del 6 aprile 2009 in Abruzzo e per EXPO
2015 di Milano, hanno reso evidente la necessità di adottare, per queste specifiche
situazioni, modelli più avanzati e stringenti di prevenzione delle infiltrazioni mafiose. A tal
proposito il Governo con due distinti provvedimenti, il d.l. 28 aprile 2009, n. 39 conv.
nella legge 24 giugno 2009, n. 77 e il d.l. 25 settembre 2009, n. 135, conv. nella legge 20
novembre 2009, n. 166, ha delineato un modello d’azione del tutto innovativo,
demandandone l’attuazione ad apposite edizioni delle Linee guida del Comitato, dotate di
una forza ed efficacia derogatoria rispetto alle previsioni del d.P.R. n. 252/1998. In
sostanza, il Comitato ha assunto, oltre alle funzioni di monitoraggio, anche quelle di
soggetto regolatore. Questo modello nel tempo è stato replicato in relazione ad altre
situazioni che richiedono ingenti investimenti pubblici proiettati nel medio e lungo
2 A. CISTERNA, M. V. DE SIMONE, B. FRATTASI, S. GAMBACURTA, Codice Antimafia, Maggioli Editore, 2013; p.156.
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