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- una persona che con il suo successo e la sua ambizione può provocare la
         gelosia dei colleghi i quali si attivano per “sminuire” la sua bravura,
         impedendogli di dimostrare il suo valore professionale;

      - una persona appena assunta che viene a ricoprire un ruolo all’interno
         dell’organizzazione: basta un semplice confronto con chi occupava il posto
         in precedenza per scatenare le critiche dei colleghi49.

      H. Ege, sulla base di un’ampia casistica, ha stilato un elenco delle diciotto
possibili vittime del mobbing:

      1. il distratto: è colui che non si accorge che la situazione è cambiata attorno a
         sé e non riesce a fare una valutazione critica del nuovo contesto;

      2. il prigioniero: è colui che seppur riconosciuto il fenomeno non riesce a
         tirarsene fuori e si lascia trascinare dagli eventi (è incapace di trovarsi un
         altro lavoro rimanendo così incatenato in quello attuale);

      3. il paranoico: è colui che vede mostri dappertutto, non si fida di nessuno,
         tanto da creare un clima di tensione perenne sul luogo di lavoro, che può
         culminare con delle azioni mobbizzanti dei colleghi nei suoi confronti;

      4. il severo: è colui che ha delle regole molto rigide, il suo stile è autoritario
         tanto da creare problemi nei rapporti con i colleghi che possono finire per
         mobbizzarlo per “dargli in qualche modo una lezione”;

      5. il presuntuoso: è il classico tipo che si sopravvaluta, così spesso i colleghi
         possono arrivare a mobbizzarlo per dimostrargli che invece non è il
         migliore di tutti;

      6. il passivo e dipendente: colui che è molto servile e non dice di no a
         nessuno, tanto che può costituire un piacevole divertimento mobbizzarlo;

      7. il buontempone: è una persona sempre allegra che fa divertire i colleghi, alla
         stregua del passivo; per questo suo modo di porsi rischia di diventare il
         buffone del gruppo;

      8. l’ipocondriaco: è quello che tende sempre a lamentarsi, niente gli va mai
         bene ed esprime agli altri il peso della sua sofferenza tanto da creare fastidio
         ai colleghi che possono isolarlo;

49 H. EGE, op. cit. 1996.

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