Page 173 - Quaderno 2017-4
P. 173
- il collerico: la caratteristica principale è data da un carattere che gli
impedisce di controllarsi e gestire adeguatamente i propri stati emotivi.
Scarica i suoi umori sugli altri in modo del tutto imprevedibile mettendo a
dura prova i nervi dei colleghi. Questi soggetti fanno mobbing perché non
riescono a tenere la rabbia e tensione dentro di loro e la scaricano così sugli
altri;
- il megalomane: soggetto affetto da manie di grandezza, gli manca la
coscienza del suo vero valore. Ritiene di essere quello che lui vorrebbe
essere, così aggredisce chiunque possa mettere in discussione la sua autorità;
- il frustrato: è caratterizzato da gravi problemi privati o conflitti nella vita
che non hanno nulla a che fare con il mondo lavorativo, ma che sono
trascinati nel proprio ambiente lavorativo facendone pagare le spese ai
colleghi. Le caratteristiche comportamentali più spiccate di questi soggetti
sono di solito l’invidia e la gelosia verso gli altri45;
- il conformista: è un tipo di mobber spettatore, nel senso che è una persona
che non prende direttamente parte al conflitto attaccando la vittima, ma la
sua non reazione equivale ad un’azione favorente il mobbing;
- il criticone: è la persona perennemente insoddisfatta degli altri che crea un
clima di insoddisfazione e di tensione;
- il leccapiedi: è il classico carrierista, che si comporta da tiranno con i
subalterni ed ossequioso con i superiori;
- il pusillanime: è colui che ha troppa paura per esporsi e si limita ad aiutare il
mobber o, se agisce in prima persona, lo fa in maniera subdola, con cattiverie
e sparlando della vittima;
- il tiranno: è simile al sadico, non sente ragione ed i suoi metodi seguono
uno stile dittatoriale;
- il terrorizzato: è colui che teme la concorrenza e inizia a fare azioni di
mobbing per difendersi;
- l’invidioso: è colui che è sempre orientato verso l’esterno e non può
accettare l’idea che qualcun altro stia meglio di lui;
45 H. EGE, Mobbing. Che cos’è il terrore psicologico sul posto di lavoro, Pitagora, Bologna 1996.
- 171 -

