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A questi si devono aggiungere i lavoratori rimasti estranei a pratiche illegali
compiute da altro colleghi e i “diversi” ad esempio per tratti socio-culturali. A tal
proposito, Ege ha osservato che la vittima può essere qualsiasi persona che si
presenti come “diverso” sotto qualsiasi punto di vista agli occhi dei colleghi.
Il mobbing è un’azione che prevede la presenza di tre attori:
a) il mobber;
b) il mobbizzato;
c) gli spettatori.
Il mobber è l’aggressore, il soggetto attivo del fenomeno. È colui che si
comporta in modo aggressivo, “scaricando” sul soggetto passivo tutti i suoi
malesseri e tormenti, ovvero colpevolizzando il soggetto per ciò che accade.
Numerosi studiosi si sono interessati sulla figura del mobber: uno di questi è Tim
Field che teorizza la presenza di una personalità disturbata che può creare
dipendenza dalle azioni persecutorie trasformandolo in un serial mobber.
Secondo Marie-France Hirigoyen, grandissima esperta sul tema, nella società si
trovano un certo numero di persone aggressive che si servono di un processo
perverso per avere successo ed evitare così di rimettersi in discussione e cambiare le
proprie abitudini e che tendono a ripetere queste azioni anche in ambienti extra-
lavorativi. Come asserisce Hirigoyen: la perversione non nasce da disturbi psichiatrici, ma
dalla fredda razionalità associata all’incapacità di considerare gli altri come essere umani41.
La studiosa francese afferma, inoltre, che la vittima non è complice di questo
processo perverso; l’assunzione di un atteggiamento di sottomissione, di
accettazione delle umiliazioni, non dimostra un desiderio nascosto di rivestire il
ruolo di soccombente; la molestia si instaura quando la vittima reagisce all’ autoritarismo del
capo e rifiuta di farsi asservire42. La situazione aziendale, con la sua struttura relazionale
difettosa, è quindi vista come facilitatrice dell’avvio o dell’affermarsi del processo
persecutorio. È la patologia di questa condizione a permettere “libere scorrerie”
all’aggressore per soddisfare la sua brama di potere e di asservimento degli altri al
fine di mascherare le proprie incompetenze e incapacità.
41 M. F. HIRIGOYEN, Molestie morali. La violenza perversa nella famiglia e nel lavoro, Einaudi, Torino,
2000.
42 HIRIGOYEN, op. cit., 2000.
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