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e circoscrivere il fenomeno, in secondo luogo per poter mettere in atto strategie e
tecniche di intervento particolari per affrontare ogni singolo caso35.
La prima macro-distinzione irrinunciabile per comprendere il fenomeno è tra
mobbing orizzontale e verticale.
Il mobbing orizzontale si verifica quando le azioni vessatorie sono messe in
atto dai colleghi pari grado ai danni della vittima. Le motivazioni possono essere
molte, come la competizione, l’invidia, la voglia di prevalere, il razzismo, il
campanilismo, la fede politica diversa, ecc.
In questi casi prevale la difficoltà, o meglio, la volontà di non accettare
all’interno del proprio gruppo lavorativo un soggetto diverso dagli standard di
qualificazione in quell’ambiente lavorativo. Altre volte la persecuzione scatta perché
il mobber teme che l’ altro possa in qualche modo superarlo e raggiungere traguardi a
cui egli stesso ambisce: promozioni, assunzioni di ruoli di prestigio superiore ecc.,
percorrendo la via delle vessazioni il mobber può isolare la vittima e rimanere senza
rivali.
Il mobbing verticale36 (o dall’alto) consiste in violenze psicologiche messe in
atto da un superiore che per diversi motivi oltrepassa i limiti della propria
supremazia professionale fino ad esercitare degli atteggiamenti particolarmente
aggressivi e punitivi ai danni della vittima. Tali azioni possono essere dirette o
indirette, cioè perpetrate con l’ aiuto dei colleghi della vittima, e mirano ad escludere
dall’azienda un lavoratore “scomodo” o sgradito costringendolo al licenziamento.
All’interno del mobbing verticale troviamo alcune sottocategorie riguardanti gli
scopi delle azioni vessatorie.
Quando vengono utilizzati congiuntamente il mobbing verticale e quello
orizzontale si parla di mobbing combinato.
Nella terminologia anglosassone, il mobbing verticale viene anche denominato
bossing o bullying, queste hanno accezioni diverse rispetto a quelle precedentemente
descritte.
Il bossing, dall’inglese “spadroneggiare, comandare”, introdotto in psicologia del
lavoro da Brinkmann nel 1955, può essere considerato una strategia aziendale che ha
35 A. MENELAO, M. DELLA PORTA, G. RINDONONE, Mobbing: la faccia impresentabile del mondo del
lavoro, Franco Angeli, Milano 2001.
36 MENELAO e al. (2001) riportano dati secondo cui in Italia il 40-45 per cento dei casi di mobbing è
di tipo verticale, mentre solo nel cinque per cento dei casi si tratta di mobbing orizzontale
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