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Dahrendorf sviluppa un’interessante analisi sui contrasti che si verificano
quotidianamente tra i detentori di autorità e i dipendenti distinguendo tre categorie:
conflitti informali, conflitti deviati, conflitto manifesto31.

      Presupponendo che non tutte le opposizioni degenerano in condotte
persecutorie, si possono correlare queste tipologie e il mobbing, deducendo che: i
conflitti informali, manifestati tramite un rifiuto e non accettazione da parte dei
subordinati verso i superiori, possano degenerare in un abuso di autorità del
superiore; i conflitti deviati sono riferibili al singolo individuo e a specifici
comportamenti, quali assenteismo e malattia, dando origine a strategie persecutorie
da parte dell’azienda per estrometterlo; il conflitto manifesto è quello che riguarda le
diverse esigenze espresse dai sindacati dei lavoratori e dagli imprenditori che, di
conseguenza, può dar vita a ritorsioni ad opera di una delle parti.

      Oltre a questi, che riguardano la struttura e l’organizzazione aziendale, hanno
grande rilievo i conflitti interpersonali. Questi sono influenzati da molteplici
variabili: le caratteristiche dei gruppi di lavoro, le regole di interazione, le differenze
interpersonali, le modalità di relazione, la percezione delle situazioni32. Nei luoghi di
lavoro uno dei fattori di maggior rilievo è la competizione che, se da un lato è una
delle principali cause del conflitto, dall’altro è funzionale al processo produttivo. La
differenza tra una competizione sana, naturale e funzionale, ed una competizione
degenerata, che può aggravarsi in mobbing, si percepisce nei principi di trasparenza
e chiarezza, che devono essere rispettati dall’azienda e da chi vi lavora e che possono
palesarsi sia in una differenza di trattamento dal punto di vista del carico lavorativo,
sia dall’assenza di riconoscimenti e di promozioni, nonché da timori, quali la fine
della carriera e la perdita del potere.

      3. Fattori organizzativi
      È indubbio che una difettosa organizzazione del lavoro sia uno dei fattori
preponderanti per la manifestazione del mobbing. L’ambiente di lavoro deve essere
efficiente e, al tempo stesso, soddisfacente per il lavoratore.

31 M. BRUSCAGLIONI, L’approccio sociologico-strutturalista all’analisi delle organizzazioni, in M.
   Bruscaglioni, E. Spaltro, LA PSICOLOGIA ORGANIZZATIVA, Franco Angeli, Milano, 1987

32 J. EDELMANN, Conflitti interpersonali nel lavoro, Edizioni Erikson, Trento, 1996

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