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C’è un particolare da evidenziare: nessuno degli autori citati fa gravare sul
mobber un giudizio di tipo morale, i problemi nascono sempre dall’errata
organizzazione aziendale in senso lato.

      H. Ege ha individuato due categorie di mobber: intenzionale e casuale43.
      Nel caso del mobber intenzionale il soggetto è consapevole del suo
comportamento persecutorio e di ciò che ne deriverà, mentre il mobber casuale non è
consapevole e il suo atteggiamento è del tutto involontario. In questa seconda
ipotesi, l’aggressore non sarà giuridicamente punibile per mobbing, poiché manca
l’intento persecutorio, uno dei sette tassativi parametri per il riconoscimento del
fenomeno Il mobber opera cercando di nascondersi dietro un gruppo di persone, a
volte preferisce circondarsi di alleati prima di passare all’azione o si assicura, almeno,
la loro complicità durante il conflitto. La vittima subisce tutta la violenza e l’energia
distruttiva dello scontro, mentre l’aggressore può dividere le sue forze e quindi
consumando meno potrà sostenere il conflitto più a lungo. Inoltre, in presenza di
più aggressori per il mobbizzato sarà molto più stancante dover lottare contro molte
persone, anziché concentrarsi su un unico aggressore44.
      Anche se diversi autori hanno cercato di individuare una serie di peculiarità
caratterizzanti il mobber, non si è ancora giunti ad un identikit del mobber ideale data la
molteplicità di soggetti che potrebbero dar vita al fenomeno. Le figure che si
possono rintracciare con più frequenza sono:
      - l’istigatore: colui che è sempre alla ricerca di nuove cattiverie. Questo tipo di

         soggetto aggredisce la sua vittima perché crede di avere vantaggi dalla sua
         distruzione o semplicemente per sfogare le sue tensioni. Il suo scopo
         primario è prendersela con qualcuno, nel farlo si diverte, pianifica le azioni
         e le strategie volontariamente, crea così la situazione adatta e l’atmosfera
         giusta per l’evoluzione del fenomeno;
      - il casuale: è il caso più comune, la sua azione nasce infatti da situazioni
         casuali e usuali. Il conflitto nasce senza che il mobber lo abbia programmato,
         dalla quotidianità di situazioni stressanti o nervosismi che possono sorgere
         normalmente nell’ambito lavorativo. Il mobber prima di diventarlo non si
         riconosce in una persona ambiziosa e aggressiva;

43 H. EGE, Il Mobbing in Italia, Pitagora Editrice, Bologna, 1997.
44 H. EGE, Stress e mobbing, Pitagora Editrice, Bologna, 1998.

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