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1) frequenza: l’azione persecutoria deve essere ripetuta in unità di tempo
anche se non tutte richiedono un’alta frequenza. In alcuni casi infatti la
frequenza va calcolata in base alla ripercussione sulla vittima;
2) durata: il conflitto deve essere in corso da più tempo differente a seconda
del tipo di persecuzione. Si deve escludere che un conflitto casuale,
indipendentemente dalla sua violenza, venga considerato persecuzione;
3) tipo di azioni: la persecuzione avviene tramite un inseguimento fisico
perpetrato facendosi vedere con regolarità o spiando la vita privata della
vittima, ripetute azioni moleste per terrorizzare la vittima e alimentare la sua
percezione di impotenza, e situazioni discriminanti per logorare il suo
morale tanto da indurla a cedere alle richieste del persecutore;
4) dislivello tra gli antagonisti: la vittima è in una situazione di svantaggio, di
debolezza rispetto all’aggressore, per lo stato gerarchico, per le alleanze, per
l’esposizione o per il contesto famigliare;
5) intento persecutorio: si intende una situazione conflittuale mirata ed
appositamente creata perseguendo una strategia.
Se uniamo questi cinque parametri possiamo formulare una definizione
generale: con la parola persecuzione si intende una situazione conflittuale caratterizzata da azioni
ostili o conseguenze sistematiche derivanti dalle azioni ostili, che non si consumano nella stessa
giornata , ma perdurano nel tempo e consistono in un inseguimento fisico, ripetute azioni moleste
e/o situazioni discriminanti. La vittima è in una situazione di costante inferiorità. Si tratta di un
processo dinamico che viene attuato intenzionalmente16.
Una prima differenziazione fatta da Ege è tra diossologia quotidiana,
diossologia sociale, diossologia comunitaria e diossologia interna. La diossologia
quotidiana riguarda le persecuzioni sviluppate sia in famiglia che nel luogo di lavoro;
tra queste rientrano il mobbing, lo straining, lo stalking e le molestie.
Nella diossologia sociale vengono ricomprese tutte quelle persecuzioni che per
le dimensioni del fenomeno si possono definire di massa e che riguardano le
vessazioni contro chi è “diverso” ed è ritenuto responsabile di un malessere generale
o una crisi. All’interno di questa categoria ritroviamo figure quali il razzismo, la
moda e pressione di gruppo, la pressione mediatica e la xenofobia.
16 EGE, op. cit., 2010.
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