Page 151 - Quaderno 2017-4
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4. Tipo di azioni
Per rilevare il mobbing devono essere prese in considerazione azioni
appartenenti ad almeno due delle cinque categorie, già precedentemente sviluppate
da Leymann, riconosciute quali dello strumento di rilevazione del mobbing e riprese
nel LIPT-Ege.
Devono essere verificate almeno due di queste categorie sia perché il mobbing
necessita di una certa frequenza per poter essere riconosciuto e non si può basare su
una sola azione, ma anche perché tali azioni in una persecuzione sistematica sono
legate l’una all’altra. Ad esempio, se una persona subisce un demansionamento senza
ulteriori attacchi da parte del mobber questa azione rimane isolata e non si configura il
mobbing. Se, nel caso appena descritto, si aggiunge anche un divieto ai colleghi di
parlare con la vittima (Isolamento sistematico) abbiamo già due categorie, ed in
presenza degli altri sei parametri è possibile parlare di mobbing.
Possiamo sottolineare che tutte le azioni del mobbing vogliono colpire due
aspetti: la vittima come persona o la vittima per la sua professionalità; in altri termini
si punta dove la vittima è più debole, o nella sua intimità o per il suo lavoro, con
effetti sempre devastanti. Solitamente le tipologie di violenze non sono mai fisiche,
ma psichiche e psicologiche con la possibilità di azioni variegate e di differente
gradazione.
5. Dislivello tra gli antagonisti
Nelle prime definizioni del fenomeno questo parametro risultava più
importante degli altri, mentre per Ege, e successivamente anche per la
giurisprudenza, questo fattore ha la stessa rilevanza degli altri. Il dislivello si
estrinseca nel fatto che la vittima è in una costante posizione di inferiorità. Alcuni
hanno interpretato il dislivello come inferiorità gerarchica, ma questa rientra solo in
una delle tipologie di mobbing che sono: il mobbing dall’altro, ovvero un superiore
verso un sottoposto; il mobbing tra pari, ovvero tra colleghi di pare livello; infine il
mobbing dal basso, cioè quello di un sottoposto verso un superiore. Il dislivello
continuativo non riguarda la gerarchia, ma anche un conflitto tra colleghi ed è utile
per distinguere un comportamento mobbizzante da un conflitto quotidiano in cui
una volta un dipendente ha la meglio, una volta un altro.
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