Page 147 - Quaderno 2017-4
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Nella seconda fase, ogni minimo comportamento viene ingigantito e interpretato
con la massima criticità da parte dell’agente, mentre la vittima, il più delle volte, non
è nemmeno consapevole di ciò che sta accadendo. Il mobbizzato prova a reagire e
difendersi ma, se non riesce a arrestare la situazione conflittuale, si entra nel “cuore”
del fenomeno in cui gli attacchi diventano giornalieri e ripetuti, il lavoratore viene
continuamente sabotato, criticato, umiliato, offeso, isolato e ridicolizzato anche su
aspetti della sua vita privata. Si sviluppano le prime patologie costringendo la vittima
al ricorso ai farmaci e al conseguente assenteismo dal posto di lavoro.
Nella terza fase il caso diventa palese, e si amplia il raggio entro il quale il
soggetto viene vessato. Le voci denigratorie si diffondono fino a suscitare
l’attenzione dell’ufficio del personale che, preoccupato dell’andamento lavorativo del
soggetto, aprirà un’inchiesta a cui seguiranno, nella maggior parte dei casi, misure
sfavorevoli alla vittima. L’obiettivo primario di un’azienda è il profitto e un
dipendente spesso assente e svogliato diventa un problema da risolvere, con una
reazione negativa nei confronti del mobbizzato, che non viene ascoltato o creduto. La
dirigenza, a questo punto, cerca di “liberarsi” di un soggetto “scomodo”, in alcuni
casi dando ascolto agli stessi persecutori, emarginando ancor di più la vittima. Il
mobbizzato ora è solo.
La quarta fase si caratterizza con l’estromissione del mobbizzato dal mondo del
lavoro. Si deve sottolineare che non tutti i casi di mobbing arrivano a quest’ultima
fase, ma quando si arriva a questo momento la situazione diventa tragica. La vittima
è totalmente isolata, privata di ogni possibilità di comunicazione con gli altri,
dequalificata professionalmente ed assegnata a compiti di scarso rilievo. La salute è
ormai seriamente compromessa, aumentano i periodi di assenza e l’utilizzo di
farmaci; l’espulsione o le dimissioni volontarie vengono percepite come un
fallimento personale ed è possibile che si sviluppino o vengano a consolidarsi
malattie nervose o fisiche di lunga durata o intenti suicidari. L’unica via d’uscita per
la vittima è quella di rivolgersi ad uno specialista per riuscire almeno ad alleviare quel
malessere, caratterizzato da disturbi depressivi e psicosomatici, che si stanno
sviluppando all’interno della sua persona.
In Germania, le ricerche sul mobbing hanno raggiunto un tale progresso che
l’opera di Leymann viene considerata come semplice teorizzazione di base, ormai
insufficiente.
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