Page 143 - Quaderno 2017-4
P. 143

Una stima fatta dall’ Osservatorio Nazionale sul Mobbing del 2008 afferma
che in due anni sono state licenziate o costrette a dimettersi 800mila donne con un
aumento del trenta per cento rispetto agli anni precedenti; sono almeno 350mila
quelle discriminate per via della maternità o per aver avanzato richieste per
conciliare il lavoro con la vita familiare. Sempre secondo l’Osservatorio, quattro
madri su dieci vengono costrette a dare le dimissioni per effetto di “mobbing post
partum”, con una incidenza altamente superiore nelle metropoli, Milano in testa.

      Gli effetti provocano nei casi più gravi l’espulsione o le dimissioni dal luogo di
lavoro della vittima che incontra notevoli difficoltà a reinserirsi, soprattutto per
insicurezze e paure. La vittima, spesso, non denuncia questi abusi, ma si chiude in se
stessa confondendo il mobbing con la depressione. Negli ultimi anni la
pubblicazione di numerosi articoli e la sensibilizzazione ha sviluppato una maggiore
consapevolezza dei lavoratori, producendo un’inversione di tendenza delle denunce.
Per contro, la cognizione spesso erronea del fenomeno ha accresciuto
esponenzialmente il numero di denunce per semplici conflitti lavorativi che nulla
hanno a che vedere con il mobbing. Ad ogni modo, risulta certo che le patologie
derivanti e riconducibili a situazioni mobbizzanti costituiscono una patologia sociale
dilagante. Chiunque, in qualsiasi organizzazione, può essere vittima del mobbing;
tuttavia il fenomeno è preponderante dove c’è un’alta richiesta di prestazioni
lavorative, mentre è basso il controllo che l’individuo può esercitare sul proprio
lavoro. I risultati degli studi considerano il mobbing in continua espansione, con
costi elevatissimi sia a livello individuale, che aziendale e, di conseguenza, anche
sociale, i cui effetti possono manifestarsi inizialmente a carico della sfera
neuropsichica e successivamente con ricadute psicosomatiche e fisiche.

      Harald Ege, psicologo del lavoro, ha condotto numerose ricerche al fine di
descrivere il mobbing nel nostro paese utilizzando un questionario creato da
Leymann e conosciuto in altri paesi, ma modificato per renderlo più corrispondente
alla realtà italiana.

      Il LIPT o Leymann Inventory of Psychological Terrorism è attualmente lo strumento
più utilizzato in Europa per la rilevazione del mobbing. Contiene una lista di azioni
ostili suddivise in categorie che il soggetto è tenuto a segnalare, oltre alle indicazioni
relative alla frequenza, alla durata del trattamento negativo e alle conseguenze
psicofisiche patite.

                                                            - 141 -
   138   139   140   141   142   143   144   145   146   147   148