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I sindacati hanno promosso campagne di sensibilizzazione, strategie di
intervento e il Servizio Sanitario ha dotato le AOK (strutture pubbliche
corrispondenti alle Unità Sanitarie Locali italiane) di strumenti per la diagnosi e la
cura dei danni da mobbing.
In Italia gli studi sul fenomeno sono stati intrapresi lentamente e in ritardo
rispetto ai paesi del Nord Europa. Il progenitore del mobbing italiano è stato lo
psicologo Harald Ege che nel 1996 a Bologna fondò “Prima”, la prima associazione
italiana contro mobbing e stress nell’ambiente lavorativo. Partendo dagli studi di
Leymann, l’autore ha redatto numerosi testi sul tema rapportandolo alla particolare
realtà italiana. Secondo la sua definizione il mobbing è una situazione lavorativa di
conflittualità sistematica, persistente ed in costante progresso in cui una o più persone vengono fatte
oggetto di alcune azioni ad alto contenuto persecutorio da parte di uno o più aggressori in posizione
superiore, inferiore o di parità, con lo scopo di causare alla vittima danni di vario tipo e gravità. Il
mobbizzato si trova nell’impossibilità di reagire adeguatamente a tali attacchi e a lungo andare accusa
disturbi psicosomatici, relazionali e dell’umore, che possono portare anche a invalidità psicofisica
permanenti di vario genere e percentualizzazione11. I suoi studi hanno avuto un’enorme
influenza sulla giurisprudenza che con successive pronunce ha ripreso molti elementi
evidenziati dallo psicologo per colmare il vuoto legislativo presente in materia.
Secondo Ege, mobbing è uno dei vocaboli più abusati in Italia, sia per
l’ignoranza generale riguardo ad un fenomeno che è solo di recente studio, ma
soprattutto perché spesso viene scambiato erroneamente per una patologia , cioè la
conseguenza che può derivare da qualsiasi conflitto, mentre il mobbing è la causa di
una patologia, cioè il conflitto stesso. Il mobbing in sé non è altro che un rapporto
conflittuale tra esseri umani.
Parametri per il Requisiti
riconoscimento del mobbing Il conflitto deve svolgersi sul posto di lavoro
1. Ambiente lavorativo Le azioni ostili devono accadere alcune volte al mese
2. Frequenza Il conflitto deve essere in corso da almeno sei mesi; almeno tre mesi nel
3. Durata caso del “Quick Mobbing”
Le azioni subite devono appartenere ad almeno due delle cinque categorie
4. Tipo di azioni del “LIPT Ege” (salvo “sasso nello stagno”)
La vittima è in una posizione di costante inferiorità
5. Dislivello tra gli antagonisti La vicenda ha raggiunto almeno la II fase (“L’inizio del mobbing”) del
6. Andamento secondo fasi modello italiano Ege a sei fasi
Nella vicenda deve essere riscontrabile un disegno vessatorio coerente e
successive finalizzato, composto da scopo politico, obiettivo conflittuale e carica
7. Intento persecutorio emotiva e soggettiva.
11 H. EGE, La valutazione peritale del Danno da Mobbing, Giuffré Editore, Milano 2002
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