Page 149 - Quaderno 2017-4
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Per riconoscere il mobbing lo psicologo prevede i sette parametri sopra
elencati12 che devono essere tutti ugualmente soddisfatti e che sono stati
recentemente ripresi dalla Cassazione per identificare un caso di mobbing,
distinguendolo sia dai semplici conflitti sul luogo di lavoro, che non sono tutelati
giuridicamente; sia da altre azioni persecutorie con caratteristiche differenti.
L’esplicitazione di questi parametri è indispensabile per non lasciare spazio ad
interpretazioni né da parte degli psicologi, né dalla giurisprudenza, che deve
districarsi in una materia complessa e multidisciplinare.
Descriviamo partitamente i differenti parametri per specificarne al meglio le
caratteristiche e le peculiarità:
1. Ambiente lavorativo
Per poter rilevare un comportamento mobbizzante il conflitto si deve svolgere
sul luogo di lavoro, oltre a mostrare gli altri sei requisiti. Da tale affermazione
possiamo discernere due interessanti peculiarità: in primis non tutti i conflitti sul
luogo di lavoro sono mobbing; inoltre, il conflitto deve avvenire prioritariamente in
ambito lavorativo, non ci possono essere concause o ulteriori conflitti in ambito
familiare o qualsiasi altro ambito della vita quotidiana. Se il conflitto non nascesse e
si sviluppasse sul luogo di lavoro l’ipotesi di mobbing deve essere immediatamente
scartata.
2. Frequenza
Il parametro della frequenza viene soddisfatto se questa è di almeno qualche
volta al mese. Ci sono alcuni tipi di lavori, per esempio quello con la turnazione, in
cui la vittima non vede ogni settimana il suo mobber, in questo caso la frequenza può
non essere settimanale, ma deve essere almeno mensile.
Un grande errore nel riconoscimento del mobbing riguarda proprio il
parametro della frequenza, manifestata da una persecuzione sistematica in cui
possiamo notare un susseguirsi di molte azioni attive ostili. Il mobber si muove verso
la vittima e vuole lederla. Altrimenti ricadiamo in un’altra azione persecutoria, lo
straining, in cui l’agente è prettamente passivo e non esistono azioni ostili
sistematiche, ma solo effetti di una sola azione che risultano permanenti.
12 EGE, 2002.
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