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Sintomi comuni per i lavoratori vittime di mobbing sono stress, problemi di
sonno, stanchezza e depressione, con tassi più elevati di assenteismo. I fattori
costituenti l’ambiente di lavoro contribuiscono all’incidenza delle vessazioni sul
posto di lavoro come condizioni igieniche e sanitarie precarie, alta intensità
lavorativa, il frequente contatto con i clienti6. Secondo questi studi a livello europeo,
l’Italia si trova nella parte bassa della classifica. Questo dato deve essere chiaramente
letto alla luce del fatto che, nel nostro paese, il fenomeno non viene denunciato ed è
ampiamente sottostimato. Siamo ancora indietro dal punto di vista della diagnostica
e della prevenzione rispetto a tanti altri Paesi europei.
Nel nostro paese gli Istituti che attuano un’osservazione costante sul mobbing
sono: l’Ispsel (Istituto per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) e l’Osservatorio
Nazionale sul Mobbing, oltre a vari studi svolti dalle università o da enti in ambito
regionale o specificatamente in vari settori lavorativi. Secondo l’Ispesl7, che ha anche
aperto un centro d’ascolto, in Italia un milione e mezzo di persone su ventuno
milioni di occupati sono stati coinvolti in azioni mobbizzanti; il fenomeno colpisce
oltre il settanta per cento dei lavoratori nella pubblica amministrazione. Viene
inoltre rilevato che questo ha un costo molto elevato per il datore di lavoro, infatti la
produttività di un lavoratore cala quasi del settanta per cento. Le categorie più
esposte risultano gli impiegati, con il settantanove per cento, seguono i diplomati
con il cinquantadue per cento, infine i laureati con il ventiquattro per cento. Da
recenti studi sullo sviluppo del fenomeno emerge con sorpresa che, il mobbing
colpisce anche gli operai. Non più quadri e dirigenti, bensì sono gli addetti alle
mansioni più semplici le vittime preferite degli abusi psicologici in azienda.
Specificando che la durata minima perché la causa della malattia sia collegata
ad eventi mobbizzanti è di almeno sei mesi, risulta che il quaranta per cento dei casi
ha durata da un anno a due anni, il trenta per cento dei casi oltre due anni, il
ventisette per cento dei casi da sei mesi a un anno. Il fenomeno colpisce sia donne
sia uomini, anche se la percentuale per le donne è leggermente maggiore; e riguarda
soprattutto i giovani e i più anziani, poiché i giovani accettano più facilmente i
piccoli soprusi quotidiani, mentre gli anziani costano di più per l’azienda, quindi è
più facile che ci si attivi verso di essi per farli dimettere.
6 Eurofound, Physical and Psychological Violence at the Workplace, 2013, www.eurofund.europa.eu
7 ISPESL - Istituto per la prevenzione e la sicurezza del lavoro, 2008.
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