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Tali dati si possono ricavare: dalle dichiarazioni dei redditi delle persone e delle
società (mod. unico, 730, 770); dall’interrogazione delle banche dati e/o dall’acquisizione
di copia degli atti negoziali, dell’Ufficio del Registro, della Conservatoria Immobiliare, del
Catasto; dall’esame degli atti costitutivi, dei bilanci, delle dichiarazioni dei redditi delle
società e/o delle imprese individuali, ricavati dalla Camera di Commercio e dalla banca
dati dell’anagrafe tributaria.

      Una volta determinati il totale delle fonti dei redditi e degli impieghi, si potrà
procedere al calcolo della sproporzione effettuando la somma algebrica di tali valori, con
riferimento il momento dell’acquisto di ogni singolo bene. La Cassazione ha precisato che
la sproporzione non può essere calcolata globalmente, secondo i valori esistenti nel
momento in cui viene formulato il giudizio, ma occorre determinarla rispetto all’epoca
dell’acquisto di ogni singolo bene100. Tale metodo analitico è essenziale per evitare errori
di valutazione, poiché un bene, di valore sproporzionato rispetto alle condizioni
economiche attuali, potrebbe non esserlo se confrontato con la disponibilità del proposto
nel periodo del suo acquisto (es. donazioni, eredità). Al contrario, un esame della
situazione patrimoniale circoscritto nel tempo, potrebbe impedire di raffigurare il
reimpiego dei proventi illeciti, in presenza di operazioni economiche apparentemente
lecite, che invece hanno origine in pregresse acquisizioni illecite.

      Per poter ottenere una rappresentazione del patrimonio che sia il più possibile
attendibile, occorre procedere ad un’analisi complessiva dell’intera storia economica del
proposto, partendo dalla percezione dei primi redditi e ricostruendo, anno dopo anno,
l’evoluzione del suo assetto finanziario e patrimoniale, sino all’epoca attuale della
valutazione della misura 101 . L’analisi storico-economica del soggetto è ancor più
significativa se effettuata insieme a quella criminale, con lo studio dei precedenti penali e
dei relativi atti processuali, poiché consente di individuare quei legami e fatti rilevanti, che
hanno determinato l’accrescimento economico del soggetto, soprattutto in presenza di
una consecuzione temporale e di una corrispondenza tra la commissione di reati di natura
patrimoniale, i proventi ricavati e gli investimenti effettuati: in tal modo, l’accertamento
della sproporzione, da mera presunzione, diventa il mezzo per ricavare la prova specifica
della provenienza illecita dei beni e quindi legittimare il sequestro e la confisca dell’intero
suo patrimonio “frutto di attività illecite” o del “reimpiego” di tali proventi.

100 Cass. pen. sez. V, sent. 23041 del 28 marzo 2002.
101 Cass. pen. sent. n. 721 del 26 settembre 2006.

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