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La presenza di opinioni divergenti, rende la questione giuridica ancora aperta, con
una prevalenza dell’indirizzo contrario alla correlazione temporale, anche se in alcune
recenti sentenze la Corte di Cassazione ha lasciato intuire l’esigenza di una prova più
rigorosa della provenienza illecita, fondata quantomeno sulla prova della connessione
temporale tra pericolosità sociale ed acquisto del bene, senza però giungere ad una presa
di posizioni definitiva sull’argomento91.

7. La sproporzione del patrimonio

      La prova dell’origine illecita dei beni, può essere fornita, in via alternativa, attraverso
la dimostrazione della sproporzione del loro valore rispetto al reddito dichiarato o
all’attività economica svolta. La sproporzione opera come presunzione iuris
tantum, costituendo un indizio che i beni sono “frutto di attività illecite” o ne
“costituiscono il reimpiego”. Essa consente un’agevolazione dell’onere della prova, al fine
evidente di rendere più efficace il contrasto alla criminalità organizzata, colpendola
nell’aspetto per loro più rilevante: l’accumulo delle ricchezze illecite.

      Parte della dottrina ha espresso alcuni dubbi sull’attribuzione di un ruolo centrale
alla sproporzione, ritenendola un elemento neutro, scarsamente significativo per la
provenienza illecita dei beni, che potrebbero derivare da fonti lecite diverse da quelle dei
redditi dichiarati al fisco (es. eredità, donazioni, vincite al gioco). Il pericolo evidenziato è
quello di una trasformazione della confisca in una “pena del sospetto”, con una finalità
succedanea al diritto penale, soprattutto in mancanza di prove adeguate per un tale
giudizio, in deroga alle sue garanzie tipiche.

      Ciò comporterebbe gravi rischi per le libertà individuali, che potrebbero essere
private dell’intero patrimonio sulla base di semplici indizi di pericolosità, ancorché passati,
ed una presunzione di illiceità, ricavata solo dalla sproporzione del patrimonio. Per
riequilibrare le posizioni delle parti, una parte della dottrina richiede, la prova specifica
della provenienza illecita o almeno l’esistenza di una connessione temporale tra la
condotta pericolosa e l’acquisto del bene, in luogo o ad integrazione della sproporzione
del valore beni.

91 Cass. pen. sez. VI, sent. n. 25341 del 24 febbraio 2011; Cass. Pen., Sez. I, n. 44327, 18 luglio 2013 dep. 31 ottobre
    2013.

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