Page 106 - Quaderno 2017-2
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Conclusioni
La responsabilità colposa professionale ha registrato, negli ultimi
decenni, un notevole incremento dei casi, comportando l’instaurazione
di un numero sempre maggiore delle cause giudiziarie.
Contemporaneamente si è rilevata, nella collettività, un aumento
sempre maggiore del rifiuto della malattia, data sia la consapevolezza
dell’evoluzione esponenziale che la scienza medica ha vissuto negli
ultimi tempi sia la presunzione che questa possa risolvere tutti i
problemi di salute.
La collettività reclama non solo di essere curata ma anche
guarita, e in assenza del raggiungimento dell’obiettivo sperato,
l’assistito è portato ad agire subito giuridicamente, tanto a livello
penale quanto a quello civile. Questo aumento della casistica deriva
dalla combinazione di diversi fattori: dal raggiungimento di un alto
grado di scolarizzazione della popolazione all’evoluzione del concetto
stesso di persona, come individuo capace di autogestione.
In ogni caso, nonostante la costante evoluzione degli strumenti e
mezzi a disposizione, nonché delle scoperte scientifiche, il medico
non potrà mai garantire, in modo assoluto, un risultato positivo. Da ciò
emerge l’esigenza di tutelare il sanitario che, avendo agito nel miglior
modo possibile, non sia riuscito a curare il paziente. Al fine di
verificare il comportamento del medico, ed in particolare se sussiste
un profilo di colpa, è necessario innanzitutto determinare il modello di
condotta che avrebbe dovuto tenere in base al contesto specifico.
Successivamente deve essere verificata la conformità della sua
condotta con le modalità comportamentali previste dal modello tipico
di diligenza. Con quest’ultima si fa riferimento a quella che deve
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