Page 73 - Quaderno 2017-12
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prima di ritornare alla vicenda di Carrillo, è bene riportare che negli Stati Uniti, in base ad

               alcune analisi  statistiche, in totale in 250.280 casi documentati dei  sospettati sono  stati
               erroneamente dichiarati colpevoli e solo successivamente, dopo  molto  tempo, prosciolti;

               alcuni anche sulla base di successive analisi del DNA. Inoltre, per oltre il 75% di tutti quei

               casi  le  condanne  si  reggevano  soltanto  sull’identificazione  da  parte  di  testimoni  oculari.

               Fraser ci ricorda quindi che tali identificazioni sono soggette ad errori., poiché, secondo lui, il
               cervello aborrisce il vuoto. Nelle migliori condizioni di osservazione noi percepiamo,

               codifichiamo ed immagazziniamo nel nostro cervello solo dei frammenti dell’intero evento

               cui assistiamo, che vengono conservati in parti diverse del cervello.  Quando  poi bisogna

               ricordare abbiamo una riproduzione parziale dell’evento, ed in maniera inconsapevole, senza
               alcuna elaborazione  motivata, il cervello inserisce informazioni che  non c’erano. Di  Tali

               processi il testimone non ha la minima percezione. Questo meccanismo si deve alla memoria

               ricostruttiva. Avviene di continuo, anche nella normalità della vita quotidiana.
                     Scott Fraser fu così coinvolto come neurofisiologo forense da un team di procuratori

               che  volevano  chiedere  un nuovo  processo  per  Carrillo.  Ripartirono  dai  documenti  del

               processo precedente, e notarono che secondo le dichiarazioni degli investigatori e dei

               testimoni le condizioni di luminosità durante la sparatoria erano perfette. Ciò attirò

               l’attenzione di Fraser, poiché il fatto era avvenuto in pieno inverno, alle sette di sera, in una
               notte senza luna. Così  attraverso la raccolta e l’analisi di alcuni dati  Fraser dimostrò  che

               l’illuminazione  non  era  affatto  ottima,  anzi  era  scarsissima.  Su  questi  elementi,  legati  ai

               meccanismi di percezione dell’occhio umano, lo psicologo dimostrò che in quelle condizioni
               non era affatto semplice riconoscere un viso umano. Ricrearono  la scena e le stesse

               condizioni dell’evento e vi fecero partecipare il giudice, che poté constatare come fosse

               praticamente impossibile riconoscere il passeggero.

                     Questo fu sufficiente per convincere il giudice sull’errore commesso nel condannare
               Carrillo. Secondo Fraser la chiave di volta di tutto ciò è la necessità di portare più scienza

               nelle aule di giustizia. I testimoni di questo caso credevano davvero alla bontà di ciò che

               ricordavano. Questo dimostra  quanto  bisogna  essere  prudenti  con  i  ricordi.  Essi  sono

               ricostruttivi, e quindi instabili, dinamici, malleabili; di conseguenza vanno utilizzati e valutati
               con molta prudenza.










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