Page 70 - Quaderno 2017-12
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3.      La menzogna e la volontà di mentire


                     La definizione  tradizionale di bugia, che prende le  mosse dal pensiero di

               Sant’Agostino  e San Tommaso , è quella di «linguaggio contrario al proprio pensiero con
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               la volontà di ingannare». Perché si possa parlare di bugia, quindi, occorre la presenza di tre

               elementi: la falsità materiale, consistente nell’opposizione tra la parola ed il pensiero (se infatti
               un soggetto dichiara il falso convinto di dire il vero, siamo di fronte ad un errore, e non di

               certo ad una bugia); la falsità formale, coincidente con la volontà di dire il contrario di ciò che

               si pensa; la volontà di ingannare il proprio interlocutore.

                     Emblematica è l’enunciazione di Buber , secondo cui verità e menzogna sono le due
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               condizioni essenziali dell’esistenza, che rispecchiano il contrasto tra bene e male.

                     Mentre la verità è unica, coincidente con la realtà delle cose, ci sono diversi  tipi di

               menzogna: vi è quella necessaria, quella strumentale, quella a fin di bene, ed altre ancora.
               Mentre la verità ha una sola faccia, quindi, la menzogna  ha infiniti  aspetti, presentandosi

               come un campo indefinito.

                     Spesso un ragionamento scorretto appare a prima vista fondato perché la sua resa

               finale maschera la debolezza dei singoli enunciati. Per questo motivo è importante andare

               oltre l’apparente logica complessiva di un ragionamento per  evidenziarne  gli elementi
               dissonanti  o fallaci. Tale operazione, però non è semplice e soprattutto non sempre chi

               ascolta o analizza il ragionamento la pone in essere automaticamente.

                     Per mentire occorrono spiccate capacità comunicative. Chi mente conosce la verità e la
               sua alterazione, quindi deve contemporaneamente ragionare su due livelli diversi. Alterare la

               verità non è cosa facile, richiede la capacità di mettersi nei panni dell’altro, interpretarne le

               aspettative e  studiarne  i comportamenti, preoccupandosi di non  svelare i propri. Vi deve

               essere quindi un duplice e contemporaneo controllo tra una realtà vera ed una realtà falsa,
               riuscendo a tenerle distinte ma con la possibilità di gestirle entrambe contemporaneamente.






               40   Aurelio Agostino d’Ippona (Tagaste, 13 novembre 354  -  Ippona, 28 agosto 430) è stato un  filosofo,
                  teologo e vescovo cristiano. È Padre, dottore e santo della Chiesa cattolica, ed è considerato il massimo
                  pensatore cristiano del primo millennio. Sull’argomento ha scritto il De Mendacio (La menzogna) e il Contra
                  mendacium (Contro la menzogna).
               41   Tommaso d’Aquino (Aquino, 1225 - Fossanova, 7 marzo 1274) è stato un frate domenicano, filosofo e
                  teologo italiano. È santo e dottore della Chiesa cattolica. Tratta il tema della verità nell’opera Quæstiones
                  disputatæ de veritate.
               42   Martin Buber (Vienna, 8 febbraio 1878 - Gerusalemme, 13 giugno 1965) è stato un teologo, filosofo e
                  pedagogista austriaco naturalizzato israeliano.

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