Page 69 - Quaderno 2017-12
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Parlando sempre del caso Titus, la psicologa ha dichiarto di aver condotto studi anche
su militari dell’esercito americano, quindi persone con un certo livello di addestramento sia
fisico che mentale: questi venivano interrogati in maniera aggressiva, anche manesca, per
circa trenta minuti. Dopo, al momento di identificare l’interrogatore, venivano fornite loro
informazioni false, che insinuavano che la persona fosse una diversa dal reale soggetto che li
aveva interrogati, con il risultato che quasi tutti individuavano persone per niente somiglianti
ai veri intervistatori.
Questi studi dimostrano che quando vengono fornite informazioni errate alle persone
riguardo qualche esperienza che possono aver vissuto, si possono distorcere, contaminare o
cambiare i loro ricordi. Nel mondo reale, secondo la Loftus, la disinformazione è
dappertutto, anche quando si parla con altri testimoni dello stesso evento e questi
forniscono, anche inconsciamente, informazioni errate, o quando si vede un reportage dei
media relativo ad un episodio vissuto in prima persona. Un ruolo importante in negativo nei
casi di falsi ricordi potrebbero averlo anche delle sedute di psicoterapia, condotte magari con
delle forme e dei protocolli non convenzionali, relativi all’immaginazione, all’interpretazione
dei sogni, all’ipnosi, all’esposizione ad informazioni false, che conducono i pazienti a
sviluppare bizzarri ed insoliti ricordi.
La suggestione può essere utile per impiantare falsi ricordi. La psicologa poi, trattando
l’impianto di falsi ricordi e le eventuali ripercussioni nel futuro come l’influenza dei pensieri e
dei comportamenti successivi, ha riportato un esperimento in cui in alcuni soggetti veniva
impiantato un falso ricordo relativo a dei cibi. Il falso ricordo era il seguente: i soggetti
quando da piccoli mangiavano quei cibi si ammalavano.
Dal momento dell’impianto di questo falso ricordo i soggetti non hanno più mangiato
quei cibi. Continuando ad analizzare i falsi ricordi, la psicologa afferma che essi non sono
necessariamente negativi e spiacevoli, ci sono anche falsi ricordi positivi che, al pari dei
negativi, possono influenzare i pensieri e le azioni successive del soggetto. Le memorie
rappresentano l’identità del soggetto, solo perché qualcuno afferma qualcosa e lo fa con
sicurezza, con molti dettagli, esprimendo emozioni mentre lo dice, non vuol dire che sia
successo veramente. Purtroppo, la conclusione cui giunge la Loftus, è che al momento non
esiste una tecnica attraverso la quale si possano distinguere efficacemente i ricordi veri da
quelli falsi.
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