Page 64 - Quaderno 2017-12
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È assolutamente legittimo chiedersi, in riferimento alla testimonianza nel processo
penale, se vi sia in linea di principio una testimonianza totalmente attendibile. Il contenuto di
una testimonianza dipende dall’interazione tra la memoria dell’evento e i processi di
decisione relativi al che cosa il teste intende riportare. In base all’atteggiarsi reciproco di queste
variabili possono aversi diverse ipotesi. È possibile, infatti, che una persona ricordi molte
cose, le ricordi in modo accurato, e decida di raccontarle: si tratta della testimonianza ideale.
Vi sono poi casi in cui il testimone non ricorda nulla e non riporta nulla. Esiste poi una terza
possibilità, che è quella in cui il testimone ricorda molto ma decide intenzionalmente di non
riportare nulla o di dire cose diverse. Infine vi è l’ipotesi in cui il testimone, pur non
ricordando molto o addirittura non ricordando niente, racconta comunque molte cose,
costruendo la propria deposizione con elementi non veri. L’ultimo caso è quello più
problematico sia dal punto di vista tecnico dell’intervistatore sia dal punto di vista
processuale. La cosa che potrebbe stupire relativamente a questa ipotesi, è che essa non
sempre deriva da una menzogna intenzionale e consapevole, potendo benissimo trattarsi
della situazione in cui il soggetto è assolutamente in buona fede, ma ricorda cose non vere:
egli non è consapevole del fatto che i propri ricordi relativi ad un evento sono stati
modificati e/o distorti.
In altre parole, analizzando l’ultima situazione prospettata, possiamo affermare che non
tutti i testimoni che mentono lo fanno sapendo di mentire.
La testimonianza realmente attendibile, come facilmente comprensibile, non esiste,
visto il funzionamento di determinati processi cognitivi, in particolare della memoria,
soprattutto se questa viene ulteriormente sporcata dopo la percezione dell’evento ed in fase di
ricordo. Non vi è certezza assoluta, il testimone racconta la sua verità, che giuridicamente
dovrebbe corrispondere al vero della realtà esterna. Ma la realtà, o meglio la sua percezione,
non è solamente un fatto oggettivo, ma in gran misura soggettivo, e ciò conduce
direttamente allo studio dei meccanismi mentali e dei processi cognitivi implicati nella
formazione dell’idea di realtà, nella percezione di essa, nella sua significazione e nella sua
verbalizzazione.
Gli aspetti principali dell’attendibilità del testimone sono quelli relativi alla sua
credibilità e all’accuratezza del suo racconto; sono questi i parametri di cui tiene conto il
giudice per valutare l’attendibilità della deposizione.
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