Page 59 - Quaderno 2017-12
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La seconda fase è quella del racconto libero, durante la quale il teste è protagonista
assoluto. Essa comincia con il ricreare, almeno mentalmente, il contesto dell’evento,
prosegue con il racconto libero da parte del testimone, passa attraverso la richiesta da parte
dell’operatore di riportare tutti i particolari che si ricordano, anche quelli giudicati irrilevanti
o assolutamente inutili, e si conclude con domande tese a capire se il teste ricordi altre cose
circa l’evento.
La terza fase è quella dell’intervista vera e propria, poiché è quella in cui vengono
formulate le domande da parte dell’operatore. In questa fase è fondamentale evitare che
l’attenzione e la concentrazione del testimone si affievoliscano, dopo il racconto libero.
Nella quarta fase si ritorna all’atto del racconto, seppur con diverse modalità: il cambio
di prospettiva ed il procedere in ordine inverso.
La quinta ed ultima fase consiste nella chiusura dell’intervista, e passa attraverso i
ringraziamenti al testimone per lo sforzo compiuto ed il contributo fornito alle indagini ed
un commiato amichevole.
Ciò che caratterizza il testimone è il fatto che egli, in generale, è un soggetto
emotivamente coinvolto nell’evento che deve ricordare, e spesso è ansioso per il sol fatto di
dover fornire la propria testimonianza a un operatore di polizia. A questa situazione si
aggiunge, talvolta, la circostanza che lo stesso testimone sia anche vittima dell’evento. È
intuitivo quanto tutto questo renda l’intervista un momento particolarmente stressante per il
teste, momento durante il quale il rapporto con l’intervistatore assume un’importanza
fondamentale. Di questo aspetto si occupa l’intervista cognitiva riveduta, che si focalizza sugli
aspetti relazionale e mnestico (memoria e comunicazione) della testimonianza.
Per ottenere una buona testimonianza, andrà creato un rapporto con il testimone,
andrà personalizzata l’intervista e bisognerà far comprendere al testimone l’importanza che
egli stesso riveste per le indagini. Vi sono alcuni accorgimenti minimi per conseguire questo
risultato, come la ripetizione frequente del nome del teste e delle frasi dette dallo stesso,
l’interessamento al suo stato d’animo, la capacità di trasmettergli sicurezza e tranquillità. Va
infatti ricordato che il teste vive una situazione nuova, stressante: spesso è ancora scosso
perché l’evento oggetto della testimonianza è avvenuto da poco. Quindi, durante le prime
fasi dell’instaurazione del rapporto il teste va fatto tranquillizzare, cercando di metterlo nelle
condizioni di controllare l’ansia. È stato dimostrato che nei rapporti interpersonali il
comportamento di un soggetto tende ad assomigliare a quello dell’altro; per cui se
l’intervistatore apparirà calmo, rilassato e sicuro di sé anche il testimone si tranquillizzerà.
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