Page 54 - Quaderno 2017-12
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attraverso le orecchie ma soprattutto attraverso gli occhi ed il cuore, nel senso di capire lo

               stato emotivo dell’altro ed avere poi la capacità di fare domande strategiche, che mettano in
               evidenza criticità in grado di dimostrare se il teste o l’imputato sta dicendo la verità o sta

               inventando. Anche porre la stessa domanda in modi diversi ed osservare le reazioni da parte

               di chi deve rispondere può rivelarsi un’attività premiante in questo senso.


                     4) Come possiamo definire la menzogna e quali sono i principali indicatori della volontà di mentire da

               considerare durante una conversazione?

                     L’argomento della menzogna viene trattato, proprio in relazione ai relativi indicatori

               che si manifestano durante una conversazione, in modo eccellente da Paul Ekman  nel libro
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               Te lo leggo in faccia.  L’autore  si concentra in particolar modo  sulle  microespressioni, ossia

               espressioni che compaiono sul volto del soggetto per tempi estremamente brevi, nell’ordine

               di un dodicesimo di secondo, per poi essere represse e sostituite da espressioni costruite,
               artificiose. Per Ekman le emozioni sono una cosa innata nell’uomo, non dipendono da dove

               si vive  o dalle  esperienze  pregresse. Le espressioni delle emozioni sono uguali in tutto il

               mondo, indipendentemente dalla cultura, dal contesto familiare, o da altre variabili, quindi

               non è  possibile nasconderle o  modificarle. Vi è una  sorta di universalità delle espressioni

               emozionali. Di norma, mentre si mente, la paura di essere colti in fallo è l’emozione che si
               prova più spesso. Tuttavia tale paura nasce solo quando la posta in gioco è alta, ossia quando

               il bugiardo ritiene che il potenziale guadagno da ottenere o la punizione da evitare mentendo

               saranno ingenti (e, nel caso di un processo penale, per l’imputato che mente per evitare la
               propria condanna la paura di essere smascherato  è abbastanza elevata, vista la posta in

               gioco). Se la persona cui si mente ha la fama di credulona o se il bugiardo e già riuscito più

               volte in passato a mentire bene, molto probabilmente non proverà o esprimerà paura, perché

               se un soggetto è allenato ed abituato si sente più sicuro di sé e quindi più tranquillo; mentre
               se pensa di confrontarsi con qualcuno di più preparato e meno sprovveduto probabilmente

               sarà più in ansia per la paura di essere smascherato. Tutte queste considerazioni vanno lette

               nell’ottica che hanno valore nel  momento in cui l’altro  è capace di cogliere le reazioni

               emotive e quindi il linguaggio non verbale. Un’altra emozione tipica del raggiro è quella del
               piacere che si prova durante la sfida, la soddisfazione di esercitare il controllo su un’altra

               persona.


               32   Nato a Washington il 15 febbraio 1934, è uno psicologo che ha condotto numerose ricerche scientifiche
                  sulle emozioni e sulle espressioni facciali, ed è considerato uno dei cento psicologi più importanti del
                  ventesimo secolo.

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