Page 53 - Quaderno 2017-12
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Ovviamente per carpire e valorizzare le informazioni fornite da questi elementi bisogna
fare attenzione, avere la sensibilità di intuire, osservare attentamente ogni piccolo
movimento, ogni piccola espressione del viso e movimento del corpo, e valutare che cosa
significa, più ancora delle parole che vengono dette, per cercare di capire se quello che il
testimone dice è verità. L’ostacolo principale a tutto ciò è il fatto che giuridicamente tutto
questo non ha valore, non è possibile dotarlo di veste giuridica. Perciò tali elementi possono
aiutare durante la deposizione e anche durante l’intero processo, poiché un buon difensore o
un buon magistrato del pubblico ministero che conosce queste cose può capire se il teste o
l’imputato sta mentendo e formulare le proprie domande per cercare di approfondire quegli
aspetti sui quali forse il testimone o l’imputato sta mentendo. Molto, in questo gioco di
equilibri, dipende anche dagli obbiettivi e dalle strategie delle parti del processo. La capacità
che richiamavo prima di capire o intuire se l’interlocutore sta dicendo la verità o sta
mentendo e inventando, quindi, può indirizzare chi in quel momento è chiamato a fare
domande in base all’obbiettivo che ha.
A tal proposito mi viene in mente una interessantissima serie televisiva statunitense,
intitolata Bull , che si occupa della scienza processuale, ed in particolare della selezione dei
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giurati di un processo da parte degli avvocati difensori sfruttando la teoria dei neuroni
specchio per elaborare strategie di difesa vincenti basate anche sugli aspetti della
comunicazione (verbale e non) per aumentare le possibilità di successo.
3) Esistono interazioni tra i meccanismi della memoria e modalità e contenuto della comunicazione?
Sicuramente c’è un collegamento. Non è da trascurare però l’ipotesi che in una
comunicazione può anche accadere che l’interlocutore si sia preparato a dire le cose in un
determinato modo per camuffare la propria falsità: non possiamo mai escludere a priori che
il testimone o le altre figure processuali che devono rispondere a determinate domande si
siano preparati a mentire o anche a dire in un certo modo la verità (perché anche la verità
può essere detta in diversi modi). D’altro canto è comunque molto difficile nascondere
determinate reazioni emotive, che possono dipendere anche dalle modalità con cui è
avvenuto il processo di memorizzazione. In ogni caso, chi formula le domande deve avere
capacità di osservare attentamente, capacità di ascolto attivo, ascolto che avviene non solo
31 Prodotta nel 2016 ed ispirata alla vita dello psicologo, attore e produttore cinematografico statunitense
Phil McGraw (Vinita, 1 settembre 1950), che prima di lavorare in tv ha lavorato come consulente
processuale per aiutare gli avvocati difensori nei processi, in particolare nell’analisi dei testimoni e nella
scelta dei giurati.
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