Page 55 - Quaderno 2017-12
P. 55

Ci tengo a precisare che in questi casi ci si riferisce a criminali di un certo spessore,

               piuttosto che  a testimoni con intenzioni  oneste o  a delinquenti di bassa  leva.  Tutto,
               ovviamente, va contestualizzato. È possibile, tra l’altro, che chi mente sia arrabbiato con il

               proprio interlocutore per una varietà di ragioni, ma cerca di celare la rabbia per mentire più

               efficacemente. Analogamente il bugiardo  potrebbe  provare  disgusto  per la persona  a cui

               mente. È un continuo influenzarsi vicendevolmente.


                     5)  Quali elementi  un investigatore deve tenere maggiormente in considerazione quando assume

               informazioni durante i colloqui investigativi?

                     Ricollegandomi alla risposta precedente,  tra  i  principali  elementi da considerare,
               soprattutto da parte degli operatori di polizia che conducono i colloqui investigativi, ci sono

               sicuramente  i segnali  della volontà di mentire.  Vi sono  infatti  alcuni atteggiamenti o

               movimenti che, soprattutto perché involontari, lasciano trasparire una volontà divergente
               rispetto al senso delle parole pronunciate. I più importanti di tali atteggiamenti sono anche

               stati recentemente riportati dalla rivista Psychology Today. Secondo gli studiosi dei gesti facciali,

               ad esempio, un sorriso è sincero quando gli angoli della bocca si arricciano verso l’alto e

               intorno agli occhi si formano piccole rughe dette zampe di gallina, mentre quando ciò non

               avviene si tratta di un  sorriso meccanico, forzato. Generalmente le  sopracciglia sollevate
               esprimono  malessere e disagio, mentre il guardare negli occhi il proprio interlocutore è

               considerato un  modo  per esprimere  sincerità; tuttavia i  bugiardi  cronici eccedono in ciò,

               stando fermi senza  sbattere le palpebre,  confermando quindi  la propria  falsità.
               L’atteggiamento che assume chi si reclina  e si distende, poi,  esprime un senso di

               soddisfazione  e realizzazione: è la classica posizione che assume chi ha conseguito una

               vittoria. Le  gambe incrociate, ancora, esprimono di  solito resistenza e bassa ricettività,

               indicando una chiusura mentale emotiva e fisica. Indicatori di un forte stress, inoltre, sono
               anche la mascella serrata e la fronte  sollevata; mentre il continuo toccarsi il viso e lo

               strofinarsi le  mani esprimono  ansia e disagio. Ulteriore indicatore di  interesse  da parte

               dell’interlocutore è la condivisione dell’humour dell’altra persona.

                     Non vi è una tassativa corrispondenza tra ciascun atteggiamento e le rispettive
               emozioni  o  sensazioni,  anche  perché  un  soggetto  con  una  certa  preparazione  potrebbe

               nasconderli; anche se è difficile ben celare emozioni come rabbia, paura, e stress. Anche e

               soprattutto in quest’ambito, viene in rilievo la bravura di chi formula le domande nel capire

               che vi è qualcosa di anomalo nel comportamento del soggetto che risponde.


                                                             53
   50   51   52   53   54   55   56   57   58   59   60