Page 56 - Quaderno 2017-12
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6) Quali sono le principali differenze tra il modo di comunicare degli adulti e quello dei bambini?

                     La differenza fondamentale è che il bambino  è portato a fare domande,  perché  ha
               meno cornici mentali attraverso le quali inquadrare il mondo esterno, quindi se non riesce a

               capire qualcosa di solito chiede. L’adulto, invece, di solito tende più a fare affermazioni che a

               porre domande. Il bambino è pieno di domande, ed è tendenzialmente  più sincero

               dell’adulto perché ha anche meno paura di sbagliare, e quindi si esprime in maniera molto
               più serena e tranquilla: non ha paura di essere preso in fallo, di sbagliare e quindi di mettersi

               in cattiva luce.  Il bambino ha una mente più libera perché  ha meno conoscenze. Queste

               affermazioni, chiaramente, hanno portata generale ma non rappresentano la verità assoluta:

               può anche accadere che un bambino non parli o che menta. Bisogna poi considerare lo stress
               dovuto alla novità di doversi confrontare con le forze di polizia e con il sistema giudiziario:

               sia il bambino che l’adulto potrebbero vivere uno stato di agitazione in questa situazione per

               loro nuova pur non avendo commesso nulla ed essendo semplici testimoni. Ovviamente sta
               all’operatore  di polizia comprendere  lo stato emotivo (e torniamo  sul  tema dell’ascolto

               attivo) dell’altro e riuscire a gestirlo. Se non si tiene conto di tutto ciò e si pongono domande

               anche durante lo stato di agitazione è  chiaro che  il  testimone  per dare  soddisfazione

               all’interlocutore potrebbe dire cose che non sono vere, non perché vuole mentire, ma perché

               non è nelle condizioni di dire la verità. Occorrono, in tutto ciò, grandi capacità comunicative.
               Un buon comunicatore deve avere grandi capacità di ascolto attivo, perché l’ascolto attivo

               fornisce  un feedback fondamentale per  gestire  la comunicazione. Se non si sa  ascoltare

               attivamente non si è in grado di comunicare in modo efficace: il bravo comunicatore non è
               colui che riesce a parlare per ore, ma è colui che sa ascoltare per capire se sta andando verso

               il proprio obiettivo comunicativo, che nel nostro caso è quello di far dire la verità

               all’interlocutore.




               4.    Le modalità di intervista testimoniale



                     Una volta analizzata la memoria, i relativi processi, e tutte le criticità e variabili che
               possono incidere  sulla  memorizzazione  e  sul  recupero  delle informazioni,  passiamo  ad

               esaminare l’argomento dal punto di vista dell’operatore che interroga, descrivendo gli

               strumenti che possono essere utilizzati per aumentare il rendimento dell’intervista e ridurre al

               minimo i margini di errori e contaminazioni.


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