Page 49 - Quaderno 2017-12
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Abbiamo anche visto che sotto un profilo psicologico, non esiste un ricordo imparziale
ed assoluto, ma vi è l’interpretazione attiva del teste, con la sua attenzione selettiva ed
intelligenza, pregiudizi, stereotipi e cultura che rendono il suo contributo assolutamente
parziale e di parte.
L’atto del ricordare non si risolve nella semplice riproduzione verbale dell’informazione
percepita dal testimone ed immagazzinata in memoria, come se fosse una fotografia
dell’accaduto. Il ricordo di un evento, infatti, non ne è la copia esatta, ma è condizionato da
tantissimi fattori: oltre a quelli esaminati nel paragrafo precedente, che attenevano quasi
esclusivamente al processo di memorizzazione e recupero, ve ne sono altri che appartengono
interamente alla fase dell’intervista, e che si originano dall’interazione tra testimone e
intervistatore. Le parole, il tono di voce, i movimenti delle mani e degli occhi, la postura ed
in generale la comunicazione non verbale utilizzati dell’operatore che conduce l’intervista
possono fortemente influenzare il ricordo che il testimone esporrà.
Quindi, agli aspetti tecnici della memoria in generale si affiancano quelli derivanti
dall’interazione testimone-intervistatore. Il condizionamento di questi elementi nei confronti
della traccia di memoria può essere così forte da rendere il ricordo assai diverso dalla realtà.
Ciò spiega come anche il testimone oculare, generalmente non intenzionato o non interessato
a mentire, possa dare un resoconto testimoniale diverso dal reale svolgimento dei fatti.
Ricordare non consiste solo nel mettere in memoria ciò che è pervenuto ai nostri sensi.
Perché un dato diventi ricordo occorre che possa essere recuperato ed utilizzato per qualche
scopo. Senza la possibilità di recuperare il contenuto della memoria, il ricordo non esiste.
Analizziamo ora come avviene la selezione ed il recupero dalla memoria del materiale ivi
contenuto. Si può accedere ai ricordi in due modi, uno diretto ed uno indiretto. Nel primo
caso il soggetto ha la sensazione di guardare nella propria mente e di vedere materialmente il
contenuto che cerca. Un esempio tipico è quello che viviamo tutti i giorni quando dobbiamo
riprendere l’automobile che abbiamo parcheggiato in precedenza. Alla domanda che ci
poniamo su dove abbiamo parcheggiato, immediatamente nella nostra mente si presenta
l’immagine dell’auto parcheggiata in quella precisa strada in quel determinato punto. Nel
secondo caso, invece, il soggetto ha la sensazione di doversi impegnare per ricordare, perché il
ricordo non si presenta spontaneamente, ma ci si deve arrivare per gradi. Durante il recupero
molti pensieri si susseguono in modo rapido, anche senza che il soggetto ne sia consapevole;
tuttavia essi sono gli elementi fondamentali del processo di recupero indiretto, in cui per
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