Page 46 - Quaderno 2017-12
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Secondo Freud   la  spiegazione di questo fenomeno risiederebbe nella  ricostruzione
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               selettiva: i ricordi dei primi anni di vita rimarrebbero al di fuori del livello di consapevolezza
               dell’adulto,  perché  più  difficili  da  rievocare  non  a  causa  del  contenuto,  ma  per  la  loro

               incompatibilità con i processi cognitivi che sottendono il ricordo degli adulti. Secondo altri

               studiosi (Schachtel , 1947; Piaget , 1962), invece, non si avrebbero ricordi della prima
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               infanzia per il semplice motivo che a quell’età non esistono nel bambino meccanismi capaci
               di organizzarli e quindi mantenerli in memoria.

                     Continuando ad analizzare i ricordi ed il modo in cui vengono processati nella nostra

               mente, c’è da dire che solitamente se si assiste ad una sequenza di eventi è più facile ricordare

               quelli che si sono verificati all’inizio (effetto primacy) e alla fine (effetto recency) rispetto a quelli
               avvenuti nel mezzo.

                     Riassumendo infine schematicamente le tre fasi del processo di memoria, possiamo

               dire che la prima fase è quella di acquisizione (influenzata sia da fattori legati all’evento sia da
               fattori legati al testimone). La seconda fase è quella di ritenzione (nella quale vengono in

               rilievo anche le informazioni esterne, oltre ovviamente al tempo di latenza della traccia). In

               ultimo vi è la fase del recupero (durante la quale giocano un ruolo fondamentale le domande

               poste da chi interroga, e lo stato d’animo del soggetto).

                     C’è un ultimo aspetto da analizzare per completare la panoramica sul funzionamento
               della memoria umana: l’attenzione. Ciò che il teste ricorderà di un evento dipende da cosa, in

               quel momento, ha catturato la sua attenzione. Essa è la principale funzione di controllo che

               sottende a tutta l’attività cognitiva. Per adottare un comportamento adeguato agli scopi che
               si è prefisso, ogni individuo deve concentrare le proprie risorse e le proprie capacità  di

               elaborazione  delle  informazioni  soltanto  su  alcuni  degli  stimoli  che  gli  si  presentano  di

               fronte, tralasciando, per forza di cose, gli altri. In altre parole, va effettuata una selezione

               delle stimolazioni ambientali, impedendo così un sovraccarico di informazioni. L’attenzione
               è appunto il processo  (o l’insieme di processi) con cui la mente seleziona gli stimoli che

               contemporaneamente colpiscono i sensi del soggetto, consentendo solo ad alcuni di entrare

               negli stadi superiori di elaborazione dell’informazione.





               28   Sigismund Freud (Freiberg, 6 maggio 1856 - Londra, 23 settembre 1939), è stato un filosofo, psicanalista e
                  neurologo austriaco, fondatore della psicanalisi.
               29   Ernest G. Schachtel (1903 - 1975) psicanalista e docente universitario americano, che ha approfondito gli
                  studi sui processi di memorizzazione dell’età infantile.
               30   Jean Piaget (Neuchâtel, 9 agosto 1896 - Ginevra, 16 settembre 1980), è stato un pedagogista, filosofo e
                  psicologo svizzero, fondatore dell’epistemologia genetica applicata alla psicologia dello sviluppo.

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