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Secondo Freud la spiegazione di questo fenomeno risiederebbe nella ricostruzione
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selettiva: i ricordi dei primi anni di vita rimarrebbero al di fuori del livello di consapevolezza
dell’adulto, perché più difficili da rievocare non a causa del contenuto, ma per la loro
incompatibilità con i processi cognitivi che sottendono il ricordo degli adulti. Secondo altri
studiosi (Schachtel , 1947; Piaget , 1962), invece, non si avrebbero ricordi della prima
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infanzia per il semplice motivo che a quell’età non esistono nel bambino meccanismi capaci
di organizzarli e quindi mantenerli in memoria.
Continuando ad analizzare i ricordi ed il modo in cui vengono processati nella nostra
mente, c’è da dire che solitamente se si assiste ad una sequenza di eventi è più facile ricordare
quelli che si sono verificati all’inizio (effetto primacy) e alla fine (effetto recency) rispetto a quelli
avvenuti nel mezzo.
Riassumendo infine schematicamente le tre fasi del processo di memoria, possiamo
dire che la prima fase è quella di acquisizione (influenzata sia da fattori legati all’evento sia da
fattori legati al testimone). La seconda fase è quella di ritenzione (nella quale vengono in
rilievo anche le informazioni esterne, oltre ovviamente al tempo di latenza della traccia). In
ultimo vi è la fase del recupero (durante la quale giocano un ruolo fondamentale le domande
poste da chi interroga, e lo stato d’animo del soggetto).
C’è un ultimo aspetto da analizzare per completare la panoramica sul funzionamento
della memoria umana: l’attenzione. Ciò che il teste ricorderà di un evento dipende da cosa, in
quel momento, ha catturato la sua attenzione. Essa è la principale funzione di controllo che
sottende a tutta l’attività cognitiva. Per adottare un comportamento adeguato agli scopi che
si è prefisso, ogni individuo deve concentrare le proprie risorse e le proprie capacità di
elaborazione delle informazioni soltanto su alcuni degli stimoli che gli si presentano di
fronte, tralasciando, per forza di cose, gli altri. In altre parole, va effettuata una selezione
delle stimolazioni ambientali, impedendo così un sovraccarico di informazioni. L’attenzione
è appunto il processo (o l’insieme di processi) con cui la mente seleziona gli stimoli che
contemporaneamente colpiscono i sensi del soggetto, consentendo solo ad alcuni di entrare
negli stadi superiori di elaborazione dell’informazione.
28 Sigismund Freud (Freiberg, 6 maggio 1856 - Londra, 23 settembre 1939), è stato un filosofo, psicanalista e
neurologo austriaco, fondatore della psicanalisi.
29 Ernest G. Schachtel (1903 - 1975) psicanalista e docente universitario americano, che ha approfondito gli
studi sui processi di memorizzazione dell’età infantile.
30 Jean Piaget (Neuchâtel, 9 agosto 1896 - Ginevra, 16 settembre 1980), è stato un pedagogista, filosofo e
psicologo svizzero, fondatore dell’epistemologia genetica applicata alla psicologia dello sviluppo.
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