Page 47 - Quaderno 2017-12
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L’attenzione,  quindi,  modula  la  capacità  dell’individuo  di  interagire  con  il  mondo

               esterno ed i suoi stimoli, filtrando e selezionando le informazioni.
                     L’essere umano può dirigere intenzionalmente l’attenzione su una determinata area del

               campo visivo o uditivo, focalizzando quindi alcuni elementi a discapito di altri. Si ritiene che

               l’attenzione operi attraverso due meccanismi: il primo taglia fuori l’informazione irrilevante

               bloccandone l’elaborazione, il secondo, del  pari, attiva l’elaborazione dell’informazione
               captata. Il giusto equilibrio e l’alternarsi tra questi due meccanismi garantisce un ottimale

               funzionamento della memoria. La capacità di focalizzare l’attenzione ha un duplice aspetto:

               da un lato è possibile concentrarla su un’unica fonte di informazione, ignorando tutte le altre

               (si parla in questo caso di attenzione  selettiva); dall’altro è possibile dividerla tra più fonti
               diverse (ponendo in essere l’attenzione  divisa  o  distribuita). Anche se l’attenzione viene di

               solito diretta in modo intenzionale, talvolta può essere influenzata da fattori esterni, anche

               indipendenti dalla volontà del soggetto, con la conseguenza di permettere l’elaborazione e
               quindi il successivo recupero e ricordo di altri elementi. Ciò si manifesta in tutti i casi in cui

               un elemento esterno,  non controllato, si impone  sulla scena e catalizza l’attenzione. Gli

               aspetti che vengono in rilievo rispetto all’attenzione, quindi, concernono la protezione

               contro l’interferenza esterna ed interna (comunemente chiamata concentrazione).

                     Analizzando la  memoria in funzione  della testimonianza, e volendo instaurare un
               parallelismo, potremmo dire che mentre un elemento cruciale della memoria è l’accuratezza,

               un elemento cruciale della testimonianza è l’attendibilità.

                     Quest’ultima  può  essere  definita  come  la  corrispondenza tra  quanto  raccontato  e
               quanto effettivamente accaduto, mentre l’accuratezza della memoria relativa ad un evento è

               la corrispondenza tra quanto contenuto in memoria e quanto accaduto nel corso del fatto.

               Da ciò consegue che l’attendibilità della testimonianza dipende in gran parte dall’accuratezza

               del ricordo. Tuttavia può capitare che il ricordo, pur essendo molto accurato, sia totalmente
               inutile poiché di nessuna rilevanza per capire ciò che è accaduto, come può d’altro canto

               accadere che un ricordo estremamente povero ma molto accurato risulti estremamente utile

               per la valenza del tipo di informazioni ricordate. L’accuratezza è indipendente dalla quantità

               degli elementi ricordati: pochi elementi, ma fondamentali e molto accurati, sono utilissimi
               alle indagini.

                     Tuttavia tali condizioni, oltre che dall’onestà dell’individuo, dipendono dalle modalità

               di funzionamento della memoria e dal modo in cui vengono poste le domande in sede di

               intervista.


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