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Diversi sono gli studiosi che nel tempo si sono occupati della suggestionabilità,
fornendo ciascuno una definizione che ne approfondisse ed esaltasse alcuni aspetti.
Guðjónsson e Clark (1986) l’hanno definita come «la misura entro la quale gli
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individui accettano ed incorporano le informazioni post-evento all’interno dei ricordi della
propria memoria». Tale definizione sottolinea l’importanza dei processi di coping che un
testimone attiva in relazione alle aspettative di un’intervista investigativa, e delle interferenze
derivanti dalle informazioni che il soggetto può ricevere dopo aver assistito ad un
avvenimento. La suggestionabilità comprenderebbe, secondo i due studiosi, due fattori
principali: la tendenza ad essere fuorviati dalle domande suggestive e quella a cambiare le
risposte inizialmente date, in seguito al ricevimento di feedback negativi. Un buon
intervistatore deve essere in grado di manipolare tre diverse componenti della
suggestionabilità: l’incertezza del soggetto di fronte all’intervistatore stesso, la fiducia tra
intervistato e intervistatore e le aspettative dell’intervistato.
La suggestionabilità, inoltre, è fortemente influenzata anche da altri fattori, e correlata a
diverse caratteristiche della personalità, quali la bassa autostima, la predisposizione all’ansia e
il timore di valutazioni negative. Un basso livello intellettivo e scarse abilità di memoria,
inoltre, rendono un testimone maggiormente suggestionabile. Dopo Guðjónsson e Clark,
anche Ceci e Bruck hanno studiato la memoria e la relativa suggestionabilità.
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Relativamente alla memoria, questi ultimi affermano che il ricordo di un evento può essere
influenzato da informazioni acquisite prima, durante e dopo l’esposizione all’evento; mentre
per quanto riguarda la suggestionabilità, la definiscono proponendone una visione che
comprende anche fattori al tempo stesso sociali e psicologici, come l’acquiescenza
consapevole dell’intervistato alle domande dell’intervistatore, la menzogna intenzionale e
l’assimilazione delle informazioni suggestive nella memoria.
Vi è quindi un’elevatissima correlazione tra suggestionabilità, memoria ed impianto di
falsi ricordi (soprattutto nei bambini). L’effetto suggestione distorce le informazioni presenti
in memoria, modificando i dettagli del racconto testimoniale, ma in determinate condizioni a
36 Gìsli Hannes Guðjónson, di origini islandesi, nato il 26 ottobre 1947, è un docente di psicologia forense
presso l’Istituto di Psichiatria, Psicologia e Neuroscienze di Londra, ed è uno dei massimi studiosi di
suggestione a livello internazionale; ha condotto numerose ricerche tese ad analizzare come i soggetti
interagiscono di fronte a situazioni e domande suggestive.
37 Stephen J. Ceci, nato il 22 marzo 1950 è uno psicologo americano esperto nello sviluppo dell’intelligenza e
della memoria, studia l’accuratezza delle testimonianze dei minori, soprattutto nei casi di abusi sessuali.
38 Maggie Bruck, statunitense, esperta di psicologia dello sviluppo e psicologia cognitiva, docente presso la
Johns Hopkins Medicine di Baltimora.
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