Page 72 - Quaderno 2017-12
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Evidenze anatomiche e fisiologiche dimostrano che i gruppi muscolari coinvolti in
un’espressione facciale o emozionale gravano su movimenti in parte volontari ed in parte
involontari. La combinazione tra i due profili muscolari crea una espressione
tendenzialmente genuina, mentre l’attivazione del solo gruppo volontario, ovviamente,
partorisce una espressione falsificata, diversa. Chi interroga può quindi, ponendo attenzione
alle espressioni facciali dell’intervistato, utilizzare questi fattori per tentare di interpretare la
genuinità delle risposte immediate fornite da un testimone o da un sospettato di reato.
Questo tipo di analisi, comunque, è puramente indicativa in quanto dipende da molte
variabili, e tali elementi da soli non sono sufficienti a fornire la certezza sulla menzogna o
sulla volontà di mentire del soggetto, ma vanno comunque interpretati in una valutazione
sistemica che tenga conto anche di altri elementi (riscontri circa le versioni fornite,
attendibilità della persona che rende le dichiarazioni, ecc.).
Alcuni studi di psicologia evolutiva hanno dimostrato che solitamente intorno ai dieci
anni di età si inizia a sviluppare la competenza per la menzogna.
Presentiamo ora un altro caso giudiziario, anch’esso svoltosi negli Stati Uniti, e
presentato da Scott Fraser .
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Il caso è quello relativo ad un omicidio avvenuto il 18 gennaio 1991 a Lynwood, in
California. Un uomo venne ucciso fuori la porta di casa mentre stava parlando con il figlio
adolescente che si stava intrattenendo con alcuni suoi amici nello spazio antistante
l’abitazione. Mentre il padre parlava con i ragazzi si avvicinò un’auto, avanzando lentamente.
Appena giunta in corrispondenza del padre e dei ragazzi, dall’auto sbucò una mano con in
pugno una pistola, che fece fuoco uccidendo l’uomo per poi scappare via. In meno di
ventiquattro ore la polizia individuò il sospettato: si trattava di Francisco Carrillo, un
diciassettenne che abitava in quella zona. I poliziotti prepararono quindi una raccolta di foto
di sospettati tra cui quelle di Carrillo e il giorno dopo l’omicidio le mostrarono ad uno dei
ragazzi che avevano assistito all’omicidio, il quale disse di riconoscere l’assassino proprio
nella foto di Carrillo. Il sospettato fu così chiamato a comparire in tribunale, accusato di
omicidio. Durante il processo tutti i ragazzi testimoniarono contro di lui, e Carrillo fu
condannato all’ergastolo, nonostante si fosse sempre proclamato innocente. Non fu mai
trovata la pistola, e nessun veicolo fu mai identificato come quello utilizzato per l’omicidio.
Fraser prende spunto da questo caso per compiere un ragionamento di più ampia portata:
43 Scott Fraser è uno psicologo forense statunitense, esperto nella psicologia della testimonianza. Ha svolto
numerose ricerche sul modo in cui i testimoni ricordano i crimini, e su come si creano i falsi ricordi.
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