Page 25 - Quaderno 2017-12
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In materia merita una riflessione il fatto che nei codici di rito di diversi Paesi europei,
contrariamente a quanto previsto in Italia , vi è la possibilità di ricorrere al lie detector, la
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cosiddetta macchina della verità, per accertare la genuinità delle dichiarazioni rese da un
soggetto. Il poligrafo è uno strumento che, simultaneamente, registra i cambiamenti in alcuni
processi fisiologici (indici di attivazione del sistema nervoso autonomo) quali pressione
arteriosa, frequenza respiratoria e conduttanza cutanea. Questi parametri vengono alterati da
varie situazioni: guidare nel traffico, ad esempio, è causa di un aumento dell’accelerazione
cardiaca e respiratoria. Nel caso della macchina della verità, viene posta una ulteriore
relazione, quella tra normalità e verità: lo scostamento dalla normalità, secondo questi
parametri, è considerato un valido indicatore della presenza di una menzogna. Secondo la
teoria posta alla base del funzionamento della macchina della verità, quando una persona
mente è possibile registrare cambiamenti fisiologici dovuti all’attivazione del sistema nervoso
autonomo (apprezzabili attraverso le alterazioni dei parametri prima richiamati). La baseline
delle risposte fisiologiche corrette è stabilita dall’esaminatore formulando al soggetto
domande le cui risposte sono note all’investigatore stesso. Tutte le deviazioni da questa
baseline della verità sono considerate menzogna.
Al di là delle varie tecniche che possono essere utilizzate per condurre le interviste, in
generale possiamo affermare che la rievocazione del testimone può essere libera o guidata, a
seconda se le domande postegli sono aperte o chiuse.
Per assumere informazioni, molto spesso gli interrogatori vengono condotti male, in
quanto l’investigatore può esercitare pressione sul teste, può porre domande tendenziose, o
può rischiare di suggestionarlo, permettendo di conseguenza l’instaurarsi di false memorie. Il
ricordo, infatti, può essere alterato in base al tipo di domanda posta. Attraverso anche
semplici manipolazioni linguistiche nelle domande è possibile indurre distorsioni nei ricordi.
Tra le varie distorsioni non bisogna sottovalutare il cosiddetto effetto compiacenza, che avviene
nel momento in cui il testimone, insistentemente sollecitato a ricordare dall’intervistatore
attraverso la ripetizione delle stesse domande, alla fine dice ciò che l’intervistatore vuol sentirsi
dire. Quanto più si insiste a sollecitare il ricordo, tanto più si creano false memorie.
Questo discorso, di portata generale, vale anche nel caso in cui il testimone è un
soggetto in età evolutiva, con le differenze e le peculiarità che saranno esaminate nel capitolo
squisitamente dedicato al testimone minorenne.
19 L’art. 188 c.p.p., tutelando la libertà morale della persona nell’assunzione della prova, vieta l’utilizzo di
metodi e tecniche che possano influire sulla libertà di autodeterminazione e sulla capacità di ricordare e
valutare i fatti, anche qualora vi sia il consenso della persona.
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