Page 22 - Quaderno 2017-12
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Nel complesso delle regole di conversazione, comunque, la ripetizione delle domande è
una specifica forma di feedback negativo relativo alla risposta.
Altri elementi che possono fortemente condizionare un’intervista, travalicando anche i
confini della suscettibilità, sono infine le promesse e minacce, ossia il prospettare un aiuto o
una punizione in relazione a determinate risposte.
In conclusione, il reale livello di suggestionabilità di una domanda è un problema
empirico che certamente non può essere compiutamente descritto attraverso definizioni
teoriche. Inoltre, non tutte le domande suggestive sono illecite e nocive in un contesto di
intervista: ad esempio potrebbe essere molto difficile intervistare un bambino troppo piccolo
o un testimone che risponde a monosillabi senza dargli richiami, aiuti e suggerimenti. D’altro
canto, l’utilizzo di suggerimenti e di indicazioni suggestive va opportunamente calibrato.
Le risposte più attendibili, in linea di massima, si ottengono ponendo domande che
contengono articoli indefiniti e che comunque tendono a rimanere sul vago per favorire la
libera narrazione. L’uso di una parola piuttosto di un’altra da parte dell’intervistatore può
alterare il ricordo del soggetto, portandolo a trarre conclusioni diverse.
Attraverso un esperimento ormai classico, condotto da Elizabeth Loftus , è facile
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dimostrare come gruppi di soggetti, dopo la visione di uno stesso filmato che riprende un
incidente automobilistico, stimino la velocità delle vetture coinvolte in modo diverso a
seconda che la relativa domanda contenga, alternativamente, parole come fracassarsi,
scontrarsi, entrare in collisione, urtare, toccare.
Un altro famosissimo esperimento ha evidenziato come a domande contenenti articoli
determinativi seguono, solitamente, risposte che contengono un maggior numero di dettagli
inesistenti. Bisogna quindi porre molta attenzione a come un testimone viene interrogato,
con la consapevolezza che diverse tecniche di interrogatorio possono condurre a risultati
diversi.
A tal proposito la ricerca psicologica conferma l’opportunità che si proceda
all’intervista passando prima da una rievocazione libera del testimone, per poi passare, solo
successivamente, a porre delle domande. Se è vero che l’interrogatorio guidato appare più
completo della narrazione libera, è altrettanto vero che contiene anche più errori e
imprecisioni.
16 È una psicologa statunitense nata il 16 ottobre 1944, che ha svolto numerose ricerche sulla memoria
umana. È la più accreditata studiosa dei fenomeni che interessano la memoria dei testimoni, ed è
considerata una dei principali esperti a livello mondiale del fenomeno dei falsi ricordi. Ha svolto molte
volte attività in qualità di consulente giudiziario in numerosi casi, anche molto rilevanti dal punto di vista
mediatico.
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