Page 19 - Quaderno 2017-12
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I principali pericoli che derivano da una scarsa consapevolezza della delicatezza della

               testimonianza sono rappresentati dalla vittimizzazione secondaria, già esaminata in precedenza,
               da eventuali risposte indotte dalle cosiddette domande suggestive, e dalla possibile alterazione della

               memoria del teste, la quale potrebbe essere integrata o modificata da informazioni provenienti

               dall’esterno ed in questo caso dall’operatore stesso.

                     In virtù di quanto appena detto  gli operatori  di polizia giudiziaria devono in primo
               luogo prestare attenzione al modo di porre le domande al teste, e dunque il primo elemento

               fondamentale è l’utilizzo molto oculato del linguaggio che  si usa nell’interrogatorio e

               nell’esame del testimone. Ogni investigatore dovrebbe conoscere  bene  tutti i tipi di

               domande, e possedere una buona padronanza nel loro utilizzo. Le tipologie di domande,
               infatti, sono molteplici e diverse, ed in base allo scopo che si prefigge chi interroga, di volta

               in volta una domanda risulta migliore di un’altra. In base al tipo di risposta che possono

               avere, le domande si dividono in aperte, chiuse, dirette, indirette, positive e negative. Ancora,
               in base alla loro funzione nella generale interazione  tra operatore e testimone, possono

               essere introduttive, di richiamo, di elaborazione, di concentrazione, motivazionali. In base

               all’intenzione di chi interroga di veicolare la conversazione, infine, possono essere a tunnel,

               ad imbuto, ad imbuto rovesciato, di elaborazione o di chiarificazione.

                     Tutto ciò dimostra che le implicazioni pragmatiche di un discorso, gli atti linguistici e la
               funzione sociale della comunicazione, sono fattori da conoscere e tenere in considerazione

               nel campo della psicologia della  testimonianza, soprattutto da chi conduce le interviste

               finalizzate ad ottenere informazioni decisive.
                     Durante l’intervista testimoniale emerge con particolare importanza il problema delle

               domande suggestive, dal momento che il codice di procedura penale le vieta, ma senza

               spiegare come e quando una domanda diventa tale. Lo scopo di ogni esame, ovviamente, è

               quello di ottenere informazioni. Tuttavia, ogni intervista, comportando un’interazione tra
               soggetti, genera inevitabilmente anche un flusso  di informazioni in senso contrario. Il

               soggetto che pone una qualsiasi domanda,  oltre a chiedere l’informazione oggetto del

               quesito, dà al proprio interlocutore un suggerimento su cosa già conosce e cosa gli è ignoto.

               Non  solo le domande, ma anche le reazioni  alle risposte  danno informazioni al soggetto
               intervistato. Oltre che dallo scambio reciproco di informazioni, l’intervista è caratterizzata

               anche da un’influenza reciproca.

                     Una domanda può  essere definita  suggestiva  se include informazioni sulla risposta

               voluta o attesa da chi la pone.


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