Page 15 - Quaderno 2017-12
P. 15
Ritornando al concetto di vittima, è curioso notare come il termine vittima non venga
mai utilizzato nel nostro ordinamento (in cui si parla, invece, di persona offesa),
evidenziando una scarsa attenzione ed una limitata importanza attribuita al soggetto. A tal
proposito la già richiamata Risoluzione nr. 40/34 dell’Assemblea Generale dell’O.N.U.
dichiara che possono definirsi vittime «quelle persone che, sia singolarmente che
collettivamente, abbiano subito dei danni, ivi compreso il ferimento sia fisico che mentale, la
sofferenza emotiva, la perdita economica o l’indebolimento sostanziale dei loro diritti
fondamentali, attraverso atti o omissioni che violano le leggi contro il crimine, in vigore negli
Stati membri, ivi comprese quelle leggi che proscrivono l’abuso criminale di potere». La
stessa Risoluzione, poi, prevede a favore delle vittime tutta una serie di attività e diritti che
devono essere garantiti dagli Stati membri, che si concretizzano in un’assistenza sia morale e
psicologica, sia materiale, che va fornita alle vittime attraverso una rete di servizi di
protezione, e che si estende temporalmente anche oltre la definizione penale della vicenda.
In materia di diritto dell’Unione Europea, sull’argomento viene in rilievo la decisione
quadro 2001/220/GAI del 15 marzo 2001, con la quale il Consiglio dell’Unione ha previsto
misure di assistenza alle vittime prima, durante e dopo il procedimento legale al fine di
attenuare gli effetti del reato.
Da questa brevissima panoramica sull’iter processuale e sulla figura del testimone, si
può già intuire quanto le testimonianze in ambito giudiziario siano di fondamentale
importanza, poiché a volte costituiscono il maggior elemento di prova della colpevolezza di
un indagato-imputato. Quando nessun’altra prova è disponibile, infatti, la testimonianza può
divenire la prova regina dell’impianto accusatorio. Nonostante ciò, va evidenziato che nel
nostro sistema processuale non vi è una piena consapevolezza dell’importanza di una
corretta raccolta delle testimonianze e quindi delle informazioni, ma soprattutto a volte alla
vittima non viene tributata la giusta attenzione, sia per quanto riguarda la gestione dello
stress che segue l’evento, sia per ciò che concerne la fase dell’assunzione delle informazioni
vera e propria.
D’altro canto, c’è da dire che altrettanto spesso alla testimonianza (in particolare a
quella resa dai testimoni oculari) si attribuisce un grado di accuratezza e di attendibilità molto
elevato; elemento che non sempre è possibile riscontrare, per circostanze e condizioni che
possono dipendere o meno dal testimone, dalla sua volontà di dire il vero o di mentire, e
dalla sua predisposizione a fornire informazioni di cui è in possesso.
13

