Page 11 - Quaderno 2017-12
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Introduzione






                     Ho  sempre considerato il  processo penale come qualcosa  di  profondamente

               importante, sacro e suggestivo allo stesso tempo. L’idea dello scontro ideologico tra accusa e
               difesa nell’arena del dibattimento mi ha sempre affascinato. Tesi diverse ed a volte opposte

               che cercano di  prevalere l’una sull’altra, e di convincere il Giudice ciascuna della propria

               bontà.

                     Uno degli  strumenti  e dei momenti principali di questo  scontro è proprio la
               testimonianza, l’audizione del testimone, nella quale trovano espressione discipline come il

               diritto, la psicologia, la retorica e l’oratoria, la maieutica, utilizzate come armi dalle parti per

               avere la meglio sull’avversario.
                     Tutti questi aspetti, uniti a quelli tecnico-professionali, hanno fatto nascere in me il

               desiderio di approfondire la testimonianza da un punto di vista che fosse

               contemporaneamente procedurale e  criminologico,  giuridico e psicologico, per avere una

               panoramica completa dei fenomeni cui si assiste durante la celebrazione di questo atto del

               processo.
                     Per questo l’elaborato si compone di quattro parti, che analizzano rispettivamente la

               testimonianza dal  punto di vista  codicistico; le interazioni che  si sviluppano  tra la memoria

               umana, la comunicazione e l’atto del testimoniare; la testimonianza non attendibile, perché
               frutto di errori, distorsioni o volontà di mentire; ed in ultimo la  testimonianza resa dal

               soggetto minorenne.

                     Alla luce di tutto ciò nel titolo definisco la testimonianza prestazione complessa e, citando

               un titolo del premio Nobel Daniel Kahneman, la colloco nel mezzo tra pensieri lenti e pensieri
               veloci: quelli veloci  costituiscono  per l’autore il  sistema 1  della mente,  mentre quelli lenti il

               sistema 2. Tutte le decisioni che prendiamo nella nostra vita, nessuna esclusa, sono il frutto

               dell’interazione tra i due sistemi.

                     Riflettendo sul  titolo  scelto e sulla  teoria  di Kahneman, mi  ha anche colpito il
               parallelismo che è possibile instaurare tra i pensieri lenti ed i tempi più lunghi delle indagini

               preliminari, e i pensieri veloci e le dinamiche movimentate dell’udienza dibattimentale, sede

               della deposizione testimoniale.





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