Page 18 - Quaderno 2017-12
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Attività fondamentale della polizia giudiziaria nell’ambito del procedimento penale è la
raccolta di informazioni, ed ovviamente lo strumento principale attraverso il quale viene
svolta questa attività è l’ascolto dei vari testimoni. In base all’art. 351 del codice di procedura
penale «La polizia giudiziaria assume sommarie informazioni dalle persone che possono
riferire circostanze utili ai fini delle indagini». Queste funzioni apparentemente molto
semplici, in quanto si tratta di assumere informazioni circa un determinato evento o vicenda
da chi ha percepito i fatti e di relazionare il tutto in un verbale, presenta in realtà un notevole
numero di elementi importanti e di variabili che ne possono irrimediabilmente influenzare
l’esito.
Anche se non abbiamo ancora affrontato il problema dal punto di vista scientifico (che
sarà l’oggetto dei prossimi due capitoli), è intuitivo ciò che avviene durante la deposizione: il
testimone recupera le informazioni presenti nella propria memoria legate a quel particolare
evento o ordine di fatti, esponendole a chi conduce l’intervista. Tale fase, come vedremo, è
solamente l’ultima del processo di memoria (ed è preceduta dalle fasi di acquisizione e
ritenzione delle informazioni relative all’evento), ed è anche la fase più delicata. Le criticità di
questa fase attengono tanto alla sfera interna del soggetto (e vanno dalla capacità di ricordare
a quella di comunicare quanto presente nella memoria, passando per l’eventuale volontà di
mentire o di tacere in tutto o in parte quanto si sa) quanto alla sfera esterna, legata più
propriamente alla figura dell’operatore che procede all’intervista (ed in questo caso vengono
in rilievo le domande, il modo in cui sono poste, e le capacità di ascoltare e mettere in
relazione tra loro gli elementi emersi). Su questi equilibri così delicati e dai confini non
sempre nettamente definiti, si può individuare il discrimine tra una cattiva ed una buona
intervista, ove per buona si intende un’intervista che in primis non causi ulteriore stress e
disagio al soggetto che risponde alle domande, e che in un secondo momento riesca a
rispondere alle esigenze di giustizia apportando elementi ed informazioni utili al compimento
di ulteriori scelte investigative (se siamo nella fase delle indagini preliminari) o all’assunzione
della decisione (se ci troviamo nella fase del giudizio).
A tal proposito, chi interroga deve essere consapevole dell’importantissimo ruolo che
gioca, e del fatto che l’esito della testimonianza è effettivamente ed irrimediabilmente
influenzato anche dal proprio comportamento. In base al modo di atteggiarsi di chi
intervista, infatti, si avranno determinati comportamenti da parte del teste, volontari e non.
Per questo è importante che gli investigatori abbiano idonee conoscenze e competenze
nell’ambito della comunicazione.
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