Page 23 - Quaderno 2017-12
P. 23

In altre parole, la narrazione libera consente una rievocazione più veritiera ma meno

               completa. Risulta quindi fondamentale, almeno per la fase iniziale di recupero, assicurare al
               testimone la massima libertà di ricordo e di espressione. Il racconto spontaneo, anche se può

               apparire lacunoso o lungo, è comunque da preferire all’interrogatorio in senso stretto. Nella

               narrazione libera, infatti, il testimone fornisce un proprio racconto, con una propria

               espressione,  un  proprio  ritmo  e  quindi  abbastanza  lineare,  evidenziando  aspetti  e
               particolarità sulle quali sarà poi possibile  tornare in un secondo  momento  attraverso il

               recupero guidato.

                     Alla suggestionabilità della domanda, e alla conseguente alterazione della memoria, si

               ricollegano anche altri effetti ed in particolare la rielaborazione fantastica del vissuto, in virtù
               della quale i soggetti che danno le risposte  suggerite dalle domande non si limitano ad

               accettare il suggerimento, ma procedono anche ad una rielaborazione fantasiosa del

               materiale, inserendo particolari inesistenti per dare maggiore credibilità alla risposta già di per
               sé viziata. Infatti nel momento in cui un soggetto tenta di rievocare un evento accaduto, in

               particolare sotto l’influsso di nuove informazioni provenienti dall’esterno, può accadere che

               non riesca ad individuare il grado di discrepanza tra le informazioni che egli stesso ha a

               disposizione e  quelle suggerite dall’intervistatore (fonte esterna), finendo per confondere

               cognitivamente i ricordi che possiede con le rappresentazioni che gli vengono fornite.
                     Vi sono altre criticità che possono interessare  il  lavoro dell’investigatore,  legate

               all’atteggiamento  che egli assume  nel condurre le interviste. Uno di  questi è la cosiddetta

               perseveranza nella credenza, una caratteristica propria della mente umana che la porta a costruire
               barriere  protettive attorno  ad una teoria-guida, per  proteggerla dai  dati che potrebbero

               intaccarla o contraddirla: l’individuo è portato a non  considerare le informazioni che

               mettono in discussione la teoria principale. Un altro è la tendenza al verificazionismo, errore che

               influenza il processo logico compiuto dall’investigatore. Il ragionamento umano, in generale,
               si basa su due processi, quello induttivo e quello deduttivo. Il secondo parte da un principio

               generale per applicarlo al caso concreto, mentre il primo funziona in maniera inversa.

               Dunque è legittimo partire da un’idea e cercare dati che possano confermarla. La criticità

               emerge quando si sceglie un’ipotesi e invece di provare a contraddirla si tende a verificarla,
               cercando prove che la confermino. Ciò influenza la selezione delle informazioni e la loro

               interpretazione, portando ad una visione parziale del quadro informativo a disposizione.








                                                             21
   18   19   20   21   22   23   24   25   26   27   28