Page 121 - Quaderno 2017-12
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•  Art. 105 c.p. rubricato “professionalità nel reato”;

               •  Art. 109 c.p. rubricato “tendenza a delinquere”;
               •  Artt. 297, 298, 299 DRP 23 gennaio 1973, n. 43.

                     Tanto premesso, è dunque necessaria  una apposita dichiarazione formale,  giudiziale

               che la legge espressamente prevede e disciplina per giungere a tale situazione soggettiva; la

               quale crea un vero e proprio status giuridico.
                     Per ciò che concerne invece il secondo comma, il fatto che il soggetto abbia commesso

               più reati della stessa indole, anche se ciascun fatto isolatamente considerato sia di particolare

               tenuità, è  un’ipotesi più  facilmente individuabile anche dalla lettura  del certificato  penale.

               Tenendo presente l’articolo 101 c.p., relativo a reati della stessa indole, “agli effetti della legge
               penale, sono considerati reati della stessa indole non soltanto quelli che violano una stessa

               disposizione di legge, ma anche quelli che, pure essendo preveduti da disposizioni diverse di

               questo codice ovvero da leggi diverse, nondimeno, per la natura dei fatti che li costituiscono
               o dei  motivi che li determinarono,  presentano, nei casi  concreti,  caratteri fondamentali

               comuni”.  Va rilevato che la condizione  di recidivanza vale anche se  ciascun fatto,

               isolatamente, sia di particolare tenuità; così come previsto nell’art. 131-bis comma 3 c.p.

                     Per reati della stessa indole ai sensi dell’art. 101 c.p. devono intendersi non soltanto,

               quelli che violano una  medesima disposizione di legge, ma anche quelli che, pur essendo
               previsti da testi normativi diversi, presentano nei casi concreti, per la natura dei fatti che li

               costituiscono, per i motivi che li hanno determinati, caratteri fondamentali comuni potendo

               così essere valorizzati rispetto alla fattispecie concreta a prescindere dalla identità dei beni
               giuridici protetti e dalle modalità di esecuzione. Relativamente al terzo comma dell’articolo,

               nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate, si

               tratta di ipotesi fattuali concrete per individuare le quali il ruolo della polizia giudiziaria, in

               sede di atti trasmessi al Pubblico Ministero, appare logicamente fondamentale. Si ritiene che
               tali requisiti  devono sussistere  congiuntamente, e ciò perché la  norma richiama  condotte

               plurime, abituali e reiterate e non invece condotte plurime o abituali o reiterate. Sempre in

               tema di  abitualità  del comportamento, i  reati  avvinti dal vincolo della continuazione

               escludono l’applicazione della non punibilità per tenuità del fatto.
                     La  Cassazione si  è soffermata sull’analisi dell’indice-criterio  dell’abitualità del

               comportamento  evidenziando  come:  «il  riferimento  all’ipotesi  del  soggetto  che  sia  stato

               dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza, come chiaramente emerge dal

               tenore letterale della disposizione, si riferisce a condizioni specifiche di pericolosità criminale


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