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Il carattere unilaterale della disciplina del rapporto di pubblico impiego in senso stretto
non deve trarre in inganno, portando alla conclusione che il dipendente pubblico titolare di tale
rapporto possa vantare nei confronti dell’Amministrazione solo ed esclusivamente la situazione
giuridica soggettiva dell’interesse legittimo, ponendosi in una posizione inferiorità nei confronti
dell’Amministrazione stessa. In altre parole, non sempre la Pubblica Amministrazione si
atteggia nei confronti del dipendente come Autorità e quindi non sempre è configurabile
l’interesse legittimo .
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Vi sono casi, tutt’altro che trascurabili, in cui fra Amministrazione e dipendente vi è
parità e si instaura, quindi, un rapporto prettamente negoziale: è questo il caso dei diritti
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soggettivi, tra l’altro costituzionalmente garantiti, indisponibili e irrinunciabili, del riposo, del
riposo settimanale, delle ferie annuali retribuite (nell’ordinamento militare si parla di “licenza
ordinaria”) e della retribuzione . In questi casi, l’Amministrazione riveste il ruolo non già di
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Autorità, bensì di datore di lavoro, obbligato a garantire, ai sensi dell’art. 2109 c.c., le ferie
annuali retribuite e il riposo. Con particolare riferimento alle ferie annuali retribuite, lo stesso
datore è titolare di un diritto potestativo dell’impresa (o, nel caso di interesse,
dell’Amministrazione) e degli interessi del dipendente; a fronte di tale potestà datoriale, il
dipendente è titolare della situazione giuridica soggettiva della soggezione.
Le materie di giurisdizione esclusiva sono particolarmente numerose e importanti, come si evince dal lungo
testo dell’art, 133 c.p.a., il quale ha raccolto tutte le ipotesi precedentemente previste da diverse leggi.
Un’importante sentenza della Corte Costituzionale, 6 luglio 20014, n. 204, è intervenuta nell’ambito della
giurisdizione esclusiva, ribadendo che il ruolo svolto dal giudice amministrativo è quello di tutelare il
cittadino, nel nostro caso il dipendente pubblico non contrattualizzato, nei confronti del potere
amministrativo. secondo la Corte, il fatto he una questione sia devoluta al giudice amministrativo in via
esclusiva, non ha come motivazione di fondo ‹‹la mera partecipazione della Pubblica Amministrazione in giudizio, né
un generico coinvolgimento di un pubblico interesse nella controversia››. Più correttamente, tale devoluzione deve trovare
legittimazione in una posizione di potere dell’Amministrazione in riferimento alla materia della questione
controversa specifica. Sotto tale ottica, sarebbe pertanto incostituzionale l’assegnazione alla giurisdizione
esclusiva di interi blocchi di materie.
19 Si distingue fra interesse legittimo pretensivo e oppositivo: nel primo caso vi è la richiesta, o appunto la pretesa,
avanzata da parte del privato cittadino (che ben può essere il dipendente) ad ottenere una concessione o
un’autorizzazione, o, comunque, un provvedimento favorevole che gli attribuisca un bene o una posizione di
vantaggio; nel secondo caso, invece, il cittadino vanta, nei confronti dell’Amministrazione, un diritto che si
oppone all’interesse dell’Amministrazione, trattandosi di interessi legittimi che attengono alla conservazione
di un bene o di una posizione di vantaggio.
20 Sono i casi in cui non vi è una “degradazione” del diritto soggettivo a interesse legittimo, proprio perché non
vi è l’esercizio di un potere. Il concetto di degradazione su citato è richiamato da Elio CASETTA, Provvedimento
e atto amministrativo, in DIGESTO PUBBLICO, 1997 (aggiornamento a cura di Alessandro DI MARIO, 2013).
21 Art. 36 Cost.
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso
sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.
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