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al fine di valutare la giustificazione della durata del procedimento (segnatamente l’eventuale
inerzia delle autorità degli Stati membri interessati o il contributo del ricercato a tale durata).
Parimenti, detto giudice dovrà tenere conto della pena cui si espone il ricercato o della pena
inflittagli, dell’esistenza di un rischio di fuga nonché della circostanza che il ricercato sia
stato detenuto per un periodo la cui durata totale ecceda significativamente i termini previsti
dalla decisione quadro per l’adozione della decisione sull’esecuzione del mandato. Infine, la
Corte ha rammentato che, se il giudice dell’esecuzione pone fine alla custodia del ricercato,
è tenuto, conformemente alla decisione quadro, a disporre, unitamente alla rimessa in libertà
provvisoria del ricercato, qualsiasi misura ritenuta necessaria a evitare che quest’ultimo si dia
alla fuga e ad assicurarsi che permangano le condizioni sostanziali necessarie alla sua
effettiva consegna, fintantoché non venga adottata una decisione definitiva sull’esecuzione
del mandato di arresto europeo.
Di similare importanza e parimenti inerente all’ambito dei diritti umani è da
considerarsi la sentenza della CGUE (Grande Sezione) del 29 gennaio 2013 sulla causa C‑
396/11, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai
sensi dell’articolo 267 TFUE, dalla Curtea de Apel Constanţa (Romania), con decisione del 18
maggio 2011, pervenuta in cancelleria il 27 luglio 2011, nel procedimento relativo
all’esecuzione di mandati d’arresto europei emessi nei confronti di Ciprian Vasile Radu.220 In
questo frangente, la Corte era sostanzialmente chiamata a chiarire se l’omessa audizione
della persona destinataria di un mandato d’arresto europeo finalizzato all’esercizio
dell’azione penale costituisse una violazione dei diritti garantiti dagli articoli 47 e 48 della
Carta, idonea a giustificare un eventuale rifiuto di eseguire il mandato al di là dei motivi di
non esecuzione, obbligatori e facoltativi, previsti dalla decisione quadro. La Curtea de Apel
Constanţa (Corte d’appello di Costanza, Romania) veniva richiesta di dare esecuzione a
quattro mandati d’arresto europei spiccati da altrettante corti tedesche al fine di esercitare
l’azione penale nei confronti del sig. Radu. Il giudice rumeno disponeva l’esecuzione di tre
mandati, ma sospendeva il quarto, adducendo che il sig. Radu era sottoposto a
procedimento penale in Romania per il medesimo fatto che era alla base del suddetto
mandato. Pertanto, la sua consegna veniva sospesa fino alla definizione del procedimento
penale pendente. Questa decisione veniva successivamente cassata dalla Înalta Curte de
220 http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=CELEX%3A62011CJ0396.

