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Il crimine ambientale: prospettive di legge in Europa e in Italia
nalità organizzata, in settori che talvolta sconvolgono gli equilibri ecosi-
stemici. Da ciò nasce il fenomeno delle cosiddette “ecomafie”.
Su entrambi i fronti è necessaria un’attivazione capillare delle forze
dell’ordine. Ma mentre sul primo fronte tale attivazione, unitamente
ad una campagna di sensibilizzazione nei confronti dell’opinione pub-
blica e degli operatori del settore oltre che un’azione amministrativa
tendente a più efficaci interventi di polizia amministrativa, potrebbe
essere sufficiente a contenere o ad arginare il fenomeno, nel caso delle
“ecomafie” ci si deve con serenità porre il problema su quali interventi
puntare per combattere adeguatamente azioni profondamente disvalo-
riali che possono irreversibilmente compromettere le ragioni stesse
della nostra esistenza.
Al Corpo forestale dello Stato, così come ad altre Forze di Polizia, ri-
sulta che ormai le associazioni criminali più note s’interessano agli illeci-
ti ambientali con assetti organizzativi localmente organizzati ma con un
minimo comune denominatore: la ruralità del fenomeno inteso come
dominio “extra ordinem” del territorio in cui la stessa criminalità opera.
Proprio sulla ruralità del fenomeno s’innescano fenomeni sempre
crescenti di illegalità ambientale quali l’inquinamento ambientale da so-
stanze e radiazioni, la distruzione del patrimonio naturale, il traffico il-
lecito di rifiuti pericolosi e nucleari, lo scarico selvaggio di reflui, i forti
sconvolgimenti antropici causati da insediamenti turistici ed industriali
dietro cui, a volte, si celano illeciti interessi sottesi all’illegale percepi-
mento di finanziamenti pubblici, i traffici di animali e di specie protette
ben redditizi per la criminalità, interventi edilizi singoli e sotto forma di
lottizzazione del territorio fortemente speculativi, disastri ambientali
colposi o dolosi.
Ma non occorre trascurare altri fenomeni connessi allo stesso mante-
nimento dell’ordine e della sicurezza pubblica quali gli incendi boschivi
finalizzati al perseguimento di interessi illeciti (“guerra dei pascoli”, abu-
sivismo edilizio, ma anche azioni dimostrative di “disagio sociale”) e le
minacce sempre più frequenti di veri e propri “attentati” all’ambiente fi-
nalizzati a veri e propri atti intimidatori nei confronti delle istituzioni.
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Sul piano della polizia di prevenzione non è irrilevante peraltro ipo-
tizzare (e non solo) che anche le estreme proteste causate da chiusure
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