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“Oriundi” d’Oriente - Flora e fauna alloctona nelle estreme regioni orientali d’Italia


               rensis subsp. ithaburensis), la strana concordanza a livello mondiale degli
               areali delle due querce e del Cyrtodactylus potrebbe indicare che nel
               passato anche remoto sia avvenuto un considerevole processo di im-
               portazione antropica delle due specie quercine, processo testimoniato
               indirettamente proprio dalla distribuzione del geco ospite involontario
               delle importazioni.
                  È quanto meno sorprendente osservare fino a quale punto gli areali
               italiani delle tre specie suddette coincidano: il geco di Kotschy è presen-
               te in porzioni delle province di Matera, Taranto, Bari e Brindisi, le stes-
               se in cui è presente anche il fragno, poi sparisce nei settori meridionali
               della provincia di Brindisi – in cui il fragno non è presente – per ricom-
               parire infine con un piccolo nucleo isolato nel basso Salento, nel settore
               meridionale della provincia di Lecce, proprio dove vive la Vallonea. Un
               altro nucleo isolato, ancora più piccolo, è poi presente molto significati-
               vamente nella zona di Nardò, in cui esistono sia il Camaleonte salenti-
               no che il fragno…
                  Le distribuzioni di vallonea, fragno e geco di Kotschy coincidono in-
               fatti in molti settori: troppi, forse, per poter essere considerati una sem-
               plice casualità. Poiché il geco in questione è un animale che non si nutre
               di ghiande – nè tanto meno costituisce con esse delle riserve alimentari
               che, qualora dimenticate, potrebbero prestarsi a costituire popolamenti
               arborei – l’unica soluzione plausibile a questa stretta correlazione di
               areali è proprio quella che il geco, lungi dal determinare la diffusione
               delle due specie quercine, ne abbia seguito le ghiande nel corso della lo-
               ro esportazione dalle zone d’origine da parte dell’uomo.
                  Ad analizzare le cose, non sembrerebbe che esse possano essere an-
               date in maniera sostanzialmente diversa. Lo stesso ambiente preferito
               dal geco di Kotschy, le pietraie sassose, si rivela un habitat in cui vallo-
               nea e fragno, grazie alla scorta di sostanze nutritive contenuta nelle
               grosse ghiande (in grado pertanto di assicurare una notevole crescita
               prima che l’albero sia stato in grado di sviluppare radici in grado di
               provvedere autonomamente al proprio sostentamento anche in am-
               biente difficile), ben si prestano a vivere, ed in cui anzi, a volte, costitui-
               scono l’unica specie arborea presente a causa delle difficoltà di attecchi-
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               mento incontrate dagli altri alberi.
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