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“Oriundi” d’Oriente - Flora e fauna alloctona nelle estreme regioni orientali d’Italia
A ciò si aggiunga inoltre che la presenza del geco di Kotschy in Italia
è stata accertata solo in epoca relativamente recente, segno che prima
di tale riconoscimento la specie – che pure è tuttora descritta come fre-
quente ed anche abbondante nelle zone in cui vive – era accomunata
anche a livello scientifico ad una delle altre specie di geco presenti sen-
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za esserne distinta in alcun modo.
Il geco e la tarantola
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A ribadire una volta di più lo stretto legame che ancora esiste fra l’essere marino
Taras – e, in ultima analisi, fra gli antichi colonizzatori Greci – e questa parte del territorio
italiano, in cui ancora esistono delle località in cui il dialetto è costituito dal “griko”, di deri-
vazione diretta dalla lingua greca, esiste una strana concordanza a livello terminologico.
Ricompare ancora una volta il termine “tarantola” (o, nella tradizione popolare, “taranta”),
stavolta usato ad indicare il geco, sancito addirittura dalla nomenclatura scientifica.
Potrebbe essere, a tale proposito, riconducibile a suggestioni, derivate proprio dal-
l’osservazione del geco di Kotschy, tutta una serie di credenze genericamente attribuite
ai gechi e che esprimono una incomprensibile - a prima vista - confusione, da parte delle
antiche tradizioni locali, fra i gechi stessi e la “taranta”.
La strana associazione appare quanto meno singolare: è difficile, infatti, pensare che
si possa scambiare un geco per un Ragno, o viceversa; non mancano, tuttavia, delle ca-
ratteristiche comuni che potrebbero aver favorito questo strano abbinamento.
Così, non doveva essere sfuggita la differenza fra i gechi propriamente detti, che
cacciano gli Insetti di cui si nutrono cogliendoli di sorpresa dopo essersi appostati duran-
te le ore notturne, e quest’altro geco così anomalo, il geco di Kotschy, la cui caccia si
svolge al contrario nelle ore diurne, al termine di un breve inseguimento (grazie all’as-
senza dei cuscinetti adesivi sulla punta delle dita, la specie è infatti molto veloce, il che,
unitamente alla sua scarsa propensione per l’attività nelle ore notturne, la spinge a “cac-
ciare” nel corso delle ore di luce).
Vedere un geco che insegue la propria preda come fa una lucertola era sicuramente
una cosa che le popolazioni del passato, attente osservatrici della natura da cui dipende-
vano strettamente, dovevano aver notato come fatto singolare.
Con tarantola si indica nell’accezione comune un grosso ragno (la Lycosa tarentula),
in passato molto diffuso in Puglia; un ragno sicuramente molto appariscente, sia per la
sua conformazione che per le sue abitudini. Si tratta infatti di un ragno di grandi dimen-
sioni che, anziché catturare le proprie prede per mezzo della ragnatela come fanno gli
altri ragni, lo fa al termine di un inseguimento. E, allo stesso modo del Cyrtodactylus, lo
fa di giorno, in orari della giornata in cui esso è ben visibile.
È forse appropriato ritenere che in passato sia stata fatta un’associazione fra le ano-
malie così evidenti nei due organismi che vivevano nello stesso ambiente, anomalie che
hanno con ogni probabilità contribuito ad arricchire il complesso di tradizioni e di creden- 8
ze legate alla cosiddetta “taranta” ed alla sua - vera o presunta - velenosità, fino ad inclu- n.
dere per estensione, oltre che ragni e scorpioni, anche gechi. -
La presente ipotesi di questo strano accostamento fatto nel passato può far sorgere III
forse qualche perplessità, ma di esso compare tuttora un’inequivocabile ed indelebile
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